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Contro la sfortuna e contro l'emergenza, continua. Oltre i continui infortuni che hanno caratterizzato le ultime due stagioni e l'infido nemico chiamato Covid che ci accompagna inesorabilmente dal gennaio 2020 ad oggi. Anche contro la Roma di Mourinho, con una Roma ridotta improvvisamente all'osso dalle contemporanee assenze di Kjaer, Calabria, Tomori e Romagnoli, il Milan di Stefano Pioli si è dimostrato più forte di tutto. Un gruppo che ha fatto della compattezza, del concetto più pieno dell'essere squadra - dentro e fuori dal campo - il suo credo che, sportivamente parlando, incarna in pieno la resilienza.
Da quando anche il calcio italiano ha conosciuto questa nuova minaccia rappresentata dalla pandemia, che ha finito per sconvolgere la normalissima quotidianità dei ritiri - privando all'improvviso un allenatore di molte sue pedine e che ha rivoluzionato i calendari imponendo ai giocatori ritmi più serrati - la formazione rossonera si è resa protagonista in più di un'occasione di piccole imprese che hanno evidenziato la straordinaria capacità di superare ogni tipo di ostacolo. Più questo è alto e più lo sforzo dei ragazzi di Pioli si moltiplica per dimostrare a se stessi e agli altri che il Milan c'è. Sempre e comunque. Il 3-1 di ieri alla Roma è solamente l'ultima dimostrazione.

LA PRIMA IMPRESA - Da giugno 2020, ossia da quando l'Italia ha riaperto i battenti dopo tre durissimi mesi di lockdown e la Serie A è ripartita, il Milan collezionato almeno altri 4 grandi risultati in situazione di evidente emergenza: tanto in campionato quanto nelle coppe europee, con una Champions League riconquistata dopo 7 anni di assenza. La nostra rassegna comincia col pirotecnico 3-2 sulla Lazio del dicembre 2020: senza Kjaer, Bennacer, Kessie (con Krunic inventato da mediano) e con Leao costretto a fare il vice-Ibra, i rossoneri non riescono a gestire due gol di vantaggio e, quando il pareggio appare scritto, è la zuccata di Theo Hernandez a tempo quasi scaduto a regalare i tre punti e mantenere il Milan in vetta alla classifica. Un primato che i rossoneri difendono, nonostante le molte avversità, fino a metà febbraio, quando l'Inter di Conte effettua il sorpasso che risulterà poi decisivo.

OLTRE L'EMERGENZA - La squadra di Pioli appare in evidente flessione, eppure a inizio marzo mette in scena due prestazioni davvero sorprendenti al cospetto di avversari estremamente pericolosi: a Verona, contro il lanciatissimo Hellas di Juric, arriva un 2-0 con le firme meno attese dei gregari Krunic e Dalot. Non ci sono a disposizione Theo Hernandez, Bennacer, Calhanoglu, Rebic e Ibra, ma le seconde linee si dimostrano ancora una volta all'altezza delle situazioni. Quattro giorni dopo, se possibile, la missione è ancora più proibitiva: ad Old Trafford, al cospetto del Manchester United, è Kjaer a regalare un pareggio di grande prestigio nel finale e a premiare una prova di grande qualità al netto dei tanti assenti.
IL COLPO DI MADRID - Si arriva infine alla stagione in corso, impreziosita - come dicevamo - dal ritorno in Champions: una competizione che toglie energie fisiche e mentali in quantità e che ha probabilmente presentato un prezzo ancora più caro in termini di infortuni. Nonostante ciò, al Wanda Metropolitano, nella casa dell'Atletico Madrid è Messias l'uomo della provvidenza: Tatarusanu non fa rimpiangere la mancanza di Maignan, Kalulu fa il Calabria e Romagnoli, che gioca al posto di Tomori, mette la museruola a Suarez. Sono le istantanee di un'altra serata da ricordare, nella quale persino il ko di Giroud e le precarie condizioni di Leao e Ibrahimovic passano sotto silenzio. Perché il Milan, questo Milan, sa essere davvero più forte di tutto.

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