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Nel nuovo appuntamento con "La tribù del calcio", la rubrica curata da Paolo Ziliani in onda domani su Premium Calcio alle ore 18.45, un’intervista esclusiva a Gabriele Oriali, ex calciatore e dirigente dell’Inter e braccio destro di Josè Mourinho, che ricorda così l’arrivo dell’allenatore portoghese sulla panchina nerazzurra: “Mourinho? Quando arrivò, in sostituzione di Mancini, all’Inter cercarono di tenermelo nascosto, poi fecero di tutto per non farmelo incontrare: mi vietarono persino di andare alla Pinetina dicendo che era per via della nuova filosofia portata dall’allenatore. Quando invece un giorno ci incrociammo, e potemmo parlare, nemmeno un mese dopo Josè mi disse: ‘da domani ti voglio tutti i giorni alla Pinetina e la domenica verrai con me in panchina’”.

Oriali continua sul rapporto che aveva con l’attuale tecnico del Real Madrid: “Josè mi raccontò che ai tempi dell’addio di Moratti a Mancini aveva visto sulla prima pagina della Gazzetta la foto mia e di Roberto che ci allenavamo correndo a Montecarlo. Mancio era in un momento di difficoltà e io avevo scelto di rimanergli vicino per dimostrargli la mia amicizia, per dirgli che c’ero. Ebbene, Mourinho mi confidò che quando vide questa foto disse: ‘Questo è un uomo! A Milano sta per arrivare un nuovo allenatore, ma lui non esita a farsi fotografare in compagnia del vecchio!’. Mi apprezzò, insomma. E così, dopo avermi conosciuto e avermi parlato, mi volle sempre al suo fianco”.

Con Mou fu subito amicizia – continua l’ex dirigente dell’Inter – e non fu difficile lavorare con lui. Quando, dopo il primo anno e il primo scudetto, disse che se l’Inter voleva competere a livelli massimi sarebbero occorsi 3-4 innesti di valore, ci chiese di provare ad arrivare a due suoi ex giocatori, Deco e Carvalho del Chelsea. Chiamai Ancelotti, mi disse che non c’erano problemi a intavolare la trattativa, di parlarne col presidente, che però ci chiese cifre alte, anche 13-14 milioni a giocatore. Riferii il tutto a Mourinho che rispose: ‘O Carvalho e Deco vengono per zero euro, o non se ne fa niente. Se ci chiedono anche un solo euro, restino pure a casa loro’. Così mollammo la presa e andammo su Lucio e Sneijder”.

Oriali parla poi dell’addio di Mourinho all’Inter: “Mi disse che se ne sarebbe andato con un sms: ‘L’anno prossimo non ci sarò più’, mi scrisse. Provai a lungo a fargli cambiare idea, ma non riuscii nemmeno dicendogli che se lui se ne andava, per me, all’Inter, sarebbe stata la fine. ‘Impossibile – mi ripeteva Josè –, perché noi vinceremo tutto e tu, che avrai fatto la storia dell’Inter, non potrai più essere cacciato. Beh, a Josè l’ho detto, che ha indovinato solo metà del pronostico: l’Inter vinse davvero tutto, ma io venni messo alla porta”.

E poi, quando gli si chiede una disanima su queste ultime due stagioni interiste, Oriali dichiara: “Di sicuro il cambio di tanti allenatori, addirittura 4, è stato eccessivo, ma soprattutto è stata mal gestita la stagione del dopo-triplete. I continui cambi di panchina hanno mandato in confusione tutti, a cominciare dai giocatori che non ci hanno capito più niente e che sono andati, ogni volta, sempre più in confusione mentale. Ma il tutto è l’esito di scelte sbagliate fatte sul mercato: le ultime due campagne sono state veramente criticabili. Branca ha lavorato bene, in passato, ma non era solo: c’ero io, l’allenatore aveva sempre voce in capitolo, le campagne-acquisti erano frutto di un lavoro d’equipe. Le ultime due invece sono state portate avanti senza una logica, sono stati spesi tanti soldi col risultato di vedere in campo, due anni dopo il triplete, ancora nove undicesimi di quella stessa Inter. E allora? Io mi limito a dire: come è stato giusto ricevere applausi quando le cose andavano bene, è giusto accettare le critiche quando le cose vanno male. Un rimedio? C’è, ed è semplice: fare tutto il contrario di quello che è stato fatto fino ad oggi. La realtà d’altronde è sotto gli occhi di tutti. Conoscendolo, penso che sarà il presidente a chiarirlo”.

Infine, sulle voci di un suo possibile rientro in società, Oriali dichiara: “Tornare all’Inter? Io me lo auguro, perché sono e resto un tifoso, e soffro. Adesso però è molto difficile che ciò avvenga per via di persone e circostanze che non lo permettono a dispetto dei mille attestati di stima che continuo a ricevere, a cominciare da quelli della tifoseria. Ripeto: io me lo auguro, ma è difficile”.