È troppo facile confondersi nel gregge e stendere l'apologia di Miccoli o di Ilicic, firme d'autore del 2-0 alla Fiorentina. A volte la ribalta se la meritano quelli che qualcuno considera troppo frettolosamente comprimari. Francesco Benussi 'è un ragazzo positivo che è sempre stato al suo posto', ha detto Mangia dopo l'esordio in campionato dell'ex secondo portiere. E occupare - bene - il proprio posto non è cosa da poco, specialmente in un mondo in cui in tanti vogliono occupare posti di altri e spesso, se ci riescono, finiscono col farlo male. Benussi, a 30 anni, si trova a recitare un ruolo scomodo: un portiere vorrebbe sempre giocare, ma lui ha capito come essere importante anche accomodandosi in panchina.

Una battuta di spirito, una punzecchiatura al ragazzino della Primavera che si pavoneggia anziché ricordarsi che il calcio non è mica solo fioretto, l'impegno per cementare lo spogliatoio, ché l'unità di intenti è meglio di una sfilata di talenti. Francesco da Mestre non sarà il Gandhi del Palermo, ma un tipo alla Jovanotti, cantante che canta amore e cose belle, forse sì. È uno che fuori dal campo ci sa fare: deve esserci un motivo se tutti lo adorano e nessuno ne parla male. Non sarà Buffon, ma alle falde di Monte Pellegrino a lui ci tengono proprio come se fosse bravo come il Gigi Nazionale.

Finalmente, penserà lui, Benussi si è guadagnato la titolarità.

Non vale la pena di richiamare il melodrammatico proverbio cinese che suggerisce 'siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico'. Ma no: a parte che non siamo in guerra, se parli con Francesco lui magari ti giura che Tzorvas è un grandissimo portiere. Ma va là, Ciccio: la verità è che Benussi è troppo buono, e strappargli una dichiarazione poco diplomatica è come aspettarsi che Ilicic reciti a memoria la Divina Commedia, lui che l'italiano non lo mastica più di tanto (e mica perché è scemo, pigro piuttosto).

Scherziamo, per carità, e ci permettiamo di farlo perché la leggerezza d'animo alla bisogna è la forza di Mangia, l'uomo a cui Benussi deve la sua recente rinascita. Che doveva arrivare prima, già contro l'Inter, solo che il tecnico, dopo una mezza promessa a parole, ci ripensò in extremis. Adesso, se proprio vogliamo dar retta alle spiegazioni di Mangia, la 'comunicazione' - l'arte di mettere insieme le parole giuste al momento giusto - è costata il posto a Tzorvas e la beatificazione a Francescone da Mestre: è la dimostrazione che se parli bene e fai del bene, prima o poi il destino ti rifonde. E adesso, per favore, niente altalene: quel posto tra i pali Benussi se l'è meritato sul campo e 'stando bene al suo posto'. A volte non occorre fare i duri per avere ciò che ci si merita.