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Questa qui ancora mancava. Le televisioni - in primis Sky - allargano i cordoni della borsa, permettendo alle società di calcio di 'sbarcare il lunario', e strappano così succose novità per vendere il prodotto anche all'estero. La partita alle 12.30 è una peculiarità della Premier League, che non scombussola più di tanto i piani alimentari e organizzativi di un popolo completamente diverso: gli inglesi, abituati a un'abbondante prima colazione, non si lambiccano il cervello per l'urgenza di pranzi luculliani e si godono comodamente una partita in orario da lasagne, secondo, contorno, frutta e dessert. Pardon, questo menù è una prerogativa tutta italiana.

Noi del bel paese, un esercito di 60 milioni di conservatori, specialmente a tavola, dobbiamo adattarci ai cambiamenti. E poi qualcuno si chiede il perché di stadi sempre più vuoti, dove sibila il vento e non si sentono più le voci di migliaia e migliaia di tifosi, proprio come in Premier League. I supporter e i giornalisti cambiano il vezzo, i calciatori (in odor di sciopero: che qualcuno lassù li perdoni) devono presentare il conto al loro metabolismo. Quando la gara a ora di pranzo è una fregola rara, il corpo non ne risente, assicurano preparatori atletici e nutrizionisti. Va da sé che qualche sconquasso possa presentarsi se dall'ogni tanto si passa al sovente'.

Si comincia prima. La cena del sabato sera viene rimpinguata con un adeguato apporto extra di carboidrati, semplici e complessi. La domenica mattina la sveglia suona alla buon'ora, alle 7.30 (poveri calciatori, sciopereranno una giornata in più?). Poi un caffè ad anticipare l'unica, lussuosa portata: pastasciutta, bresaola, crostata di frutta, ananas, magari con l'aggiunta di toast e/o tranci di pizza. Possibile che nel riscaldamento pre-partita sopraggiunga qualche fastidio perché non sono ancora passate le tre ore canoniche per la digestione. Inezie, fa sapere chi ha già giocato alle 12.30.

Messo agli archivi il racconto delle speciali domeniche che a ruota verranno per tutte le squadre, ci auguriamo che in caso di prestazione negativa non si accampi l'alibi del match fuori orario. Restringendo il campo al Palermo, è bene che gli uomini di Rossi facciano il callo a maltrattamenti gastronomici, trasferte stressanti con atterraggio alle 4 del mattino, gare ogni tre giorni e un dispendio fisico-psicologico oltremisura per dei giocatori che fino a qualche mese fa scendevano in campo quasi sempre una volta alla settimana. Per un Palermo probabilmente più assortito di quello 2009-2010, non ci sono scuse: bisogna iniziare a correre perché il treno è già partito. Magari ricordando di portarsi dietro la colazione al sacco. Un piccolo sforzo in più, non sarà mica il caso di scioperare, no?