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Esonerando Sannino dopo tre partite, Zamparini era convinto di aver risolto magicamente tutti i problemi. Che forse per lui non erano nemmeno tali, per una cervellotica convinzione secondo la quale l'organico non fosse da buttare. Ma Sannino, che non è scemo, aveva richiesto a gran voce rinforzi. Ignorato, e subito cacciato. A quel tempo la decisione sembrò giusta anche a noi, ma con la mitologica forza del senno di poi quell'idea è andata sfumando. Il problema del Palermo, oltre a una mediocrità decantata dalla classifica, sta nel carattere: è una squadra femmina, e la 'femminilità', quando devi salvarti, è esiziale.

A far fuori Sannino furono anche gli umori di alcuni giocatori. Non è troppo complicato liberarsi di un allenatore che non ti va a genio: basta non sputare l'anima in campo. Sarebbe servito il pugno duro del presidente, che magari, difendendo il tecnico, avrebbe costretto i malmostosi a fare il loro dovere fino in fondo. I sussurri dell'ambiente - quelli che non verranno mai confermati - narrano di qualche giocatore infastidito dagli allenamenti ritenuti eccessivi e dalla richiesta dell'allenatore di tenere sempre un ritmo altissimo durante la partita. Dopotutto chiedere a un calciatore di correre è come chiedere a un giornalista di scrivere o a un fornaio di fare il pane.

Certamente Sannino ricorderà chi dava il 100% e chi qualcosa meno, e da questi sedimenti deve ripartire. In altre parole, non guardi in faccia nessuno facendo fuori chi ritiene più pigro o più scettico, che sia Ilicic, Kurtic, Donati, Rios o Miccoli (nomi assolutamente a caso). Il giudizio sui nuovi, va da sé, è ancora in sospeso: ci vuole almeno una settimana, come ha spiegato lo stesso tecnico, per decifrare quegli uomini che non aveva a disposizione sette-otto mesi fa. Tutto questo anche in vista del repulisti di fine stagione, quando il Palermo, a scanso di miracoli, dovrà fare i conti con la serie B e l’inevitabile cernita che comporta. La cernita, però, cominci da domenica.