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La famiglia di Marco Pantani non ci sta: il Pirata non si dopava. I parenti dell'ex ciclista hanno reagito duramente alla pubblicazione dei risultati dei test effettuati nel 2004 sui campioni di sangue prelevati al Tour de France del 1998, che hanno evidenziato la positività all'Epo dell'ex corridore romagnolo.
«Marco Pantani non è stato soltanto un grande campione che ha portato lustro e prestigio allo sport italiano e all'Italia, è stato soprattutto una brava e onesta persona».

«UNA PERSONA PULITA». Comincia così la lettera dei genitori, che hanno annunciato di aver dato mandato agli avvocati Fausto Malucchi ed Elena Baldi «di perseguire, in tutto il mondo, ogni persona, sia essa politico, scrittore o semplice cittadino che in qualsiasi forma di comunicazione: stampa, televisione, Facebook o normale conversazione, affermi o insinui che Marco abbia fatto ricorso, nella sua breve vita, a pratiche illecite».

Tonina e Paolo Pantani hanno aggiunto: «Le leggi stabiliscono se una persona ha barato e le leggi hanno sancito per sempre, che nostro figlio è una persona pulita».

Una difesa accorata del figlio perso nel 2004: «Marco è famoso in tutto il mondo per le sue imprese sportive, per la sua classe, per il suo coraggio. Marco è diventato un mito. È stato sottoposto a centinaia, forse migliaia di controlli antidoping, a tutte le ore del giorno e della notte, in qualsiasi parte del mondo, nel pieno rispetto delle regole sportive e civili. Non è mai risultato positivo, non è mai stato squalificato, non è mai stato declassato. Eppure nonostante questa elementare e notoria verità il suo nome viene periodicamente, quasi scientificamente accostato al doping».

Nemmeno le ultime notizie possono cambiare la verità di Paolo e Tonina: «Si è parlato con superficialità di togliergli il Tour salvo poi correggere il tiro e riconoscere che l'iniziativa sarebbe stata illegittima ed insensata. Si è parlato di una fantomatica lista in cui il suo nome, qualora vi fosse stato, vi sarebbe stato illegalmente e senza ragione inserito. Per non citare infine quei personaggi che urlando contro di lui si ritagliano un minuto di squallida notorietà».


«NON È SOLO UN NOSTRO SFOGO». Il comunicato firmato dai genitori di Pantani, «non è una valvola di sfogo del nostro privato dolore, non è la ricerca di un omertoso silenzio reclamato per un senso di pietà conseguente alla sua tragica fine; il nostro è il naturale diritto e l'essenziale dovere che come genitori ancor oggi ci compete per tutelare, nei limiti delle nostre possibilità, il suo nome, il suo onore ed il rispetto della legge. Qualcuno in queste ore ha parlato di violazione delle regole sbandierando ipotetici risultati ottenuti, quelli si, proprio in violazione delle regole e quindi assolutamente illeciti ed inattendibili. Siamo così pervenuti a declamare come verità quelle che sono soltanto illazioni e insinuazioni e come tali non ulteriormente tollerabili»