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Parma-Milan ha confermato che con i rigori i crociati non hanno grande fortuna. Prima ci sono stati i cinque penalty fischiati contro in soltanto quattro partite. Poi quei due che Orsato non ha concesso a Crespo e Paci. Ma è meglio che dalle parti di Collecchio non ci si nasconda dietro a un dito. Perché oltre al problema dei rigori c'è di più.

E c'è una carenza di gioco addirittura di sconcertante. Il problema che nessuno si sarebbe aspettato di dover affrontare con l'avvento di Pasquale Marino. Da quando Giovinco se ne è andato per infortunio (ultimo istante del primo tempo di Lecce-Parma 1-1) si è vista solo qualche fiammata rabbiosa al Via del Mare. Per il resto, un silenzio tombale.

Anche la sconfitta con il Milan dice che il Parma non c'è ancora, o forse non c'è più. Perché, nonostante le dichiarazioni della vigilia, Morrone e compagni non hanno aggredito per nulla il Diavolo. E, sembra quasi inutile sottolinearlo, così non si va da nessuna parte. Cinque punti in sei partite (alcune abbordabili) costituiscono un ruolino di marcia sconcertante.

Serve altro. Serve qualche idea in più. Ad esempio ridisegnare - come sosteniamo da qualche settimana - il centrocampo. Epurandolo di qualche mediano di troppo. E inserendo qualcuno (vedere alla voce Dzemaili) che sa giocare a calcio. Ricordandosi che Candreva deve giocare nella sua posizione, evitando di essere sballottato a destra e manca.