Te lo ricordi Pastore? Ma si quello del Palermo che Zamparini vendette al Psg a peso d'oro. Perchè 43 milioni cash per un 22enne di grande talento, nel 2011 rappresentavano cifra folle. Ricordo, in quei giorni, la battuta di un notissimo procuratore al quale chiesi se, davvero, Pastore valesse o no quei 43 milioni. La risposta fu assai divertente e intrisa di saggezza: «Caro Franci, non dimentichi mai che il valore in danaro di un giocatore, anche il migliore al mondo, non esiste e non si può quantificare. Semmai, più in generale, esistono dirigenti talmente c...(censura) da spendere certe cifre e quelli sono la manna dal cielo di noi procuratori...».

Sette anni dopo, certo non si può dire che Pastore sia stato un craque. Talento traboccante, discontinuità preoccupante per chi doveva arrampicarsi sul gotha del pallone mondiale. Non dimentico come Pastore fu inserito dalla Fifa nella lista del magnifici dieci giocatori che avrebbero dovuto lasciare il segno nel Mondiale del 2014. Una premonizione buttata lì addirittura quattro anni prima, poco dopo il mondiale sudafricano nel quale il giovin Javier giocò promettenti spezzoni di partita.

Ora il punto è: vale la pena tentare di prenderlo? A Roma potrebbe ricaricarsi dal punto di vista degli stimoli? E soprattutto: dove potrebbe giocare nella Roma di Di Francesco? Di sicuro, al Psg la sua storia sembra finita, considerando quanto poco abbia giocato nelle ultime stagioni nelle quali ha sommato poco più di 3mila minuti in campo nella Ligue 1. Io dico che uno così bisogna provare a prenderlo, uno che anni fa fu uno dei sogni di mercato di Walter Sabatini. Se le cifre sono quelle che sento in giro, una quindicina di milioni, l'affare sarebbe dietro l'angolo qualora il giocatore tornasse a rifiorire nel calcio che lo ha lanciato. Eppoi, c'è il fattore Di Francesco, uno che sa lavorare nella testa dei giocatori per farli rendere al meglio. Per il giocatore, ormai ventinovenne, si tratta di un'occasione irripetibile anche dal punto di vista dell'immagine. Perchè rifiorire a Roma è una benedizione per la carriera, a prescindere dalle scelte successive. Guardare Salah per credere.

Eppoi, il ruolo. La questione va vista al contrario e cioè che un giocatore considerato atipico, può essere utilizzato in più ruoli. Io Pastore lo vedo da trequartista o da esterno alto alla Perotti, ma anche mezz'ala nel modulo preferito di Di Francesco, il 4-3-3. Giocatore duttile, più che condannato a un ruolo. Proprio quello che serve al tecnico se volesse - giusto per fare un esempio - giocare con il 4-3-1-2, magari con Pastore alle spalle di Dzeko e Schick.