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di Xavier Jacobelli
Direttore Quotidiano.net

Sette vittorie, un pareggio, 16 gol segnati, 1 subito, la miglior difesa dei nove gironi di qualificazione all'Europeo 2012: l'Italia di Prandelli batte la Slovenia grazie all'implacabile Pazzini, guadagna aritmeticamente il passaporto per Polonia e Ucraina con due turni d'anticipo e, proprio nella sua amatissima Firenze,  il ct stabilisce un altro record, facendo ancora meglio di Lippi e Trapattoni in un girone eliminatorio. L'ovazione del Franchi è stata il prezioso riconoscimento al degno erede di Bearzot.

Se il 1° luglio 2010, dopo il disastro sudafricano, quando Prandelli s'insediò alla guida della Nazionale qualcuno avesse pronosticato gli azzurri qualificati con tanto anticipo all'Euro 2012, sarebbe stato preso per pazzo. Invece, con la pazienza e con la bravura che gli appartengono, il signore di Orzinuovi ha costruito il suo primo capolavoro. Ha creduto nei giovani e nella forza del gioco. Ha recuperato Cassano. Ha preso per mano Balotelli, lo sta aiutando a crescere e Dio solo sa quanto i 15 brillanti minuti di Mario stasera abbiano confortato il ct. Ha ricucito il rapporto con i tifosi, tramortiti dal crac di un anno fa. Ha centrato tutti gli obiettivi.

Sia chiaro: la strada per raggiungere la Spagna è ancora lunga e lastricata di ostacoli, ma è quella giusta e indietro non si torna. Dicevano che l'Italia non avesse giocatori di talento: Prandelli li ha smentiti. Dicevano che non avremmo più avuto un futuro: Prandelli ha restituito forza, sostanza, ambizione agli eredi della squadra per quattro volte campione del mondo. In dodici tentativi di andare agli Europei, mai l'Italia aveva centrato l'obiettivo con tanto anticipo. Da Cassano e Rossi a Pazzini e Balotelli, dal 4-3-1-2 al 4-3-3: quest'Italia ha dimostrato di essere duttile, ma, soprattutto, ha dimostrato di essere una squadra vera. E' ciò che conta.