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Gentile Procuratore,

sono il papà di un calciatore di 17 anni che gioca nel campionato Berretti. Spesso e volentieri si va ad allenare con la prima squadra e nelle partitelle del giovedì non manca mai di segnare qualche gol. Più volte il procuratore di mio figlio ha chiesto alla società di far firmare al ragazzo il primo contratto da professionista visto che ormai può dirsi aggregato alla prima squadra seppure solo negli allenamenti. La risposta del DS e degli allenatori è che il ragazzo non è ancora maturo per i professionisti. Poi scoppia il caso del baby Esposito che, anziché andare a giocare i mondiali under 17 con la maglia della nazionale italiana, viene impiegato da Conte in Champions League. Gioca mezz'ora e tutti ora a osannarlo! Ho anche letto che l'Inter in primavera rinnoverà il contratto al ragazzo e già si parla di milioni di euro. Perché il coraggio di Conte non viene preso ad esempio dagli altri allenatori, anche e soprattutto nelle serie minori? Perché, con le dovute proporzioni, se Esposito gioca in Champions League (meritatamente, lo voglio sottolineare), mio figlio non può giocare in serie C e iniziare a collezionare qualche presenza e, magari, firmare anche un bel contrattino? C'è un modo - gentile procuratore - perché mio figlio possa arrivare a firmare il suo primo contratto oppure tutto è lasciato solo ed esclusivamente alla discrezionalità della società e noi ci dobbiamo attaccare al tram? Osvaldo '65


Gentile Osvaldo,

la sua lettera è pertinente perché tocca un tema caro a molti: puntare sui giovani calciatori facendoli esordire il più presto possibil
e nelle categorie professionistiche come avviene, ad esempio, nei campionati sudamericani. Ebbene, il caso Esposito non è un unicum nel panorama italiano: ricordiamo, a titolo esemplificativo, l'esordio record di Pietro Pellegri nel campionato italiano a 15 anni e 280 giorni nella partita Torino vs Genoa disputata il 22 dicembre 2016 oppure la conquista della maglia da titolare di Gianluigi Donnarumma come portiere del Milan a soli 16 anni. Perché questi esempi? Per evidenziare che i giovani talenti, se ritenuti tali, vengono fatti esordire prematuramente anche in Italia; ma trattasi di casi eccezionali. Non c'è, infatti, in Italia ancora la cultura di puntare sui giovani, perché molti addetti ai lavori ritengono che il rischio sia quello di "bruciarli" (i giocatori), a discapito del risultato della domenica di campionato. La nostra cultura calcistica, radicata anche nelle scuole calcio, è che occorra prima di tutto vincere e non formare i calciatori del futuro. 

Quanto alla domanda più tecnica circa la possibilità che suo figlio possa acquisire il diritto a stipulare il primo contratto da professionista, tale decisione è comunque rimessa alla discrezionalità della società in cui milita. Norme alla mano (art. 33, comma 3, NOIF), infatti, suo figlio qualificato come "giovane di serie", avendo già compiuto i 16 anni di età, potrebbe già stipulare il primo contratto professionistico anche senza scendere in campo coi grandi. Il diritto a stipulare il primo contratto scatterebbe, invece, automaticamente, nel caso in cui suo figlio prendesse parte ad almeno 15 gare di campionato o di Coppa Italia, se in Divisione Unica - Lega Pro.

Ma ora passo la palla agli utenti di calciomercato.com: Sebastiano Esposito è un'eccezione che conferma la regola oppure dovrebbero poter esordire più giovani calciatori nel calcio professionistico italiano?


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