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Perchè ora Lukaku funziona nel Belgio e non nell'Inter

Perchè ora Lukaku funziona nel Belgio e non nell'Inter

  • Alberto Cerruti
    Alberto Cerruti
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Le nazionali sono sempre state considerato un peso, dalle società che rischiano di pagare giocatori bloccati a lungo dagli infortuni durante le gare internazionali e dagli allenatori che temono di non averli a disposizione, o nella migliore delle ipotesi di non poterli allenare alla vigilia di partite importanti. A volte, però, le nazionali servono per rigenerare e rilanciare giocatori in difficoltà nei rispettivi club, che così alla fine ne possono trarre benefici. E’ il caso dell’Inter che perde Calhanoglu kappaò in Turchia, ma ritrova il miglior Lukaku della stagione, dopo i suoi quattro gol in due partite con la maglia del Belgio: tre sul campo della Svezia in un derby indiretto con il sempre più declinante Ibrahimovic e uno in amichevole contro la Germania. Quattro gol in pochi giorni, soltanto uno in meno dei cinque realizzati in diciannove partite dall’inizio della stagione con la maglia dell’Inter: tre in campionato e due in Champions, l’ultimo dei quali contro il Porto è valso la qualificazione ai quarti di Champions.

Una sproporzione evidente, che può essere interpretata in vari modi: a livello psicologico perché Lukaku nel Belgio non deve più dimostrare niente visto che dal 2010 ha giocato 106 partite, segnando 72 gol, e anche a livello strettamente calcistico visto che è sempre stato al centro del progetto tattico, prima con il c.t. Roberto Martinez e ora con il suo successore, l’italiano Domenico Tedesco. Nell’Inter, invece, dove è tornato in prestito, Lukaku fin qui non ha ripetuto la brillante stagione dello scudetto con Conte in panchina, un po’ perché è stato frenato dagli infortuni e un po’ perché, in spazi più stretti, gli è stato spesso preferito Dzeko. Anche così si spiega il ritardo in classifica dell’Inter, che però ha ancora importanti obiettivi da raggiungere. In ordine di calendario c’è il secondo posto da ritrovare al più presto, per evitare di scivolare ai confini della zona per l’Europa League, la semifinale di coppa Italia contro la Juventus e infine, o meglio soprattutto, il doppio confronto con il Benfica per sognare l’approdo in semifinale di Champions.

Tanti traguardi, uno più importante degli altri, che si possono raggiungere soltanto grazie ai gol del miglior Lukaku. E quindi ora o mai più, per lui e di riflesso per l’Inter che fa ancora in tempo a trovare un accordo con il Chelsea per tenerlo anche la prossima stagione. A questo punto i motivi tattici non possono più condizionare l’attaccante belga che il 13 maggio compirà 30 anni e non può sprecare altro tempo per dimostrare di meritare la fiducia che Marotta, Inzaghi e i tifosi nerazzurri gli hanno concesso quando è tornato l’estate scorsa. Se non altro nelle due partite in Nazionale ha dimostrato di star bene fisicamente e questa è la prima garanzia per un grande finale di stagione. Al resto deve provvedere lui, trascinando la squadra anche se nell’Inter non c’è De Bruyne che lo ha smarcarlo alla perfezione anche nell’ultima partita contro la Germania. In fondo, però, non c’era nemmeno quando Lukaku ha festeggiato il suo primo, e fin qui unico, scudetto in Italia due anni fa. E quindi niente alibi, né per lui, né per l’Inter. Perché i suoi gol in Nazionale valgono soltanto per il Belgio.

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