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Dopo la serata paradisiaca contro la Juventus, il Milan a Napoli torna sulla terra ma non interrompe il suo momento positivo. Nella serata del San Paolo la squadra di Pioli conferma la propria solidità e la propria coesione ma palesa anche alcuni difetti che nelle ultime apparizioni erano rimasti sopiti. Ne esce un 2 a 2 che va bene a entrambe le squadre, tra le più in forma del campionato post Covid, ma che non hanno più grandi obiettivi da perseguire in questa stagione.


L’abbraccio di inizio partita tra Gattuso e Pioli ritrae i due migliori allenatori degli ultimi disastrosi anni rossoneri. Entrambi hanno pagato e pagano le scelte societarie discutibili di Gazidis, entrambi sono concordi nel sostenere che per costruire una squadra in grado di competere ad alti livelli sia necessario avere un mix di giocatori di esperienza e di giovani di belle speranze.

Guarda caso lo stesso messaggio che nel prepartita di Napoli ha inviato Paolo Maldini, lasciando intendere le proprie divergenze con Gazidis e il proprio addio a fine stagione.

E invece con il progetto Rangnick l’ad sudafricano decide ancora una volta di fare una scelta in controtendenza e di non voler assecondare il parere degli addetti ai lavori ai quali ha dato fiducia. La speranza dei milanisti è che questa volta il suo progetto, ambizioso, spregiudicato e senza precedenti, riesca ad avere un compimento.

Sicuramente Rangnick e il suo team dovranno affrontare subito alcune questioni, intraviste anche nella serata di Napoli. Innanzitutto dirimere dal punto di vista contrattuale la questione Donnarumma che al San Paolo è sembrato incerto, a differenza del solito. Poi affrontare i “peccati di inesperienza” di alcuni giovanotti come Saelemakers che dopo aver inanellato alcune buone prestazione si fa espellere per due falli tanto inutili quanto incauti. E ancora trovare una collocazione e una dimensione a Paquetà stabilendone finalmente il ruolo e il valore, cosa che nemmeno Pioli è riuscito a fare.

Kjaer e Bonaventura a Napoli sono stati i migliori in campo, ma se il primo ha qualche chance di conferma sono praticamente nulle quelle del secondo. Che senso ha privarsi di giocatori cosí importanti per la solidità della squadra e del gruppo e che oltretutto percepiscono un ingaggio contenuto?  

A questa e a molte altre domande dovranno rispondere tra poche settimane Rangnick e company. Nel frattempo i tifosi del Milan possono godersi per altre 6 partite un Milan logico e finalmente unito. Nella speranza che tra pochi mesi non si rimpianga il Milan di Pioli, esattamente come quest’anno si è rimpianto il Milan di Gattuso.