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Nei giorni in cui Stefano Pioli ha firmato per il Milan, il nome di Francesco Guidolin veniva malinconicamente accostato prima al Genoa e poi alla Sampdoria. Sono quasi certo che al presidente Preziosi l’ex allenatore di Udinese e Swansea, abbia detto cortesemente di no, mentre credo che Ferrero non l’abbia nemmeno contattato, se non altro perché, anni fa, pensando di fare una battuta, lo aveva definito un “depresso”.

Ma quello che mi interessa sottolineare in questo pezzo è il confronto tra Pioli e Guidolin e chiedermi come mai il primo abbia allenato, tra le altre, Lazio, Inter, Fiorentina e adesso il Milan, mentre il secondo, se è vero che anni fa rifiutò il Napoli di De Laurentiis, è altrettanto vero che non è mai stato cercato da una grande. Eppure leggendo e rileggendo i risultati ottenuti da Guidolin e comparandoli con quelli di Pioli c’è da restare meravigliati.

Guidolin, oltre ad una Coppa Italia con il Vicenza, ha al suo attivo una promozione dalla serie C alla B con il Ravenna, tre dalla B alla A con Vicenza, Palermo e Parma, oltre che un terzo e un quarto posto in serie A con l’Udinese, un quinto e un sesto posto nel Palermo.

Per contro, il miglior risultato di Pioli, che non ha mai conquistato una promozione o un trofeo nazionale, è stato il terzo posto con la Lazio nella stagione 2014/2015. Anzi solo tre volte nella sua carriera ha portato a termine il campionato di serie A. Dopo la sua migliore stagione (alla Lazio appunto) venne esonerato l’anno successivo (perse Coppa Italia e finale di Supercoppa con la Juventus), fu cacciato dall’Inter nel 2016-2017, costretto alla dimissioni nel 2018/19 alla guida della Fiorentina. Da giovane (2011/2012), a Palermo, venne allontanato da Zamparini addirittura prima dell’inizio della serie A, complice l’eliminazione nei preliminari di Europa League. 

Quale appeal abbia un allenatore senza alcun risultato di rilievo nel curriculum, quasi totalmente privo di esperienza internazionale (Guidolin è arrivato alla semifinale di Coppa delle Coppe e ha allenato in Premier League), che ha già fallito a Milano sponda-Inter, sarebbe un quesito da girare a Maldini e Boban, evidentemente spiazzati dal no di Spalletti.

Tuttavia la responsabilità di non aver pensato, loro come altri, a Guidolin mi spinge a ritenere che nei confronti dell’allenatore veneto (555 panchine in serie A, il settimo della storia) esista una sorta di insopprimibile pregiudizio. Certo, negli ultimi anni, Francesco ha più volte detto o fatto capire che non gli interessavano le squadre chiamate a lottare solo per la salvezza. Certo, di recente, ha dichiarato che gli piacerebbe allenare una nazionale (ha rifiutato l’Albania dove è andato Reja), ma pensare che un tecnico di 64 anni, che ha vinto molto, stupito e smentito tutti quando l’ideologia della zona era ancora dura da condividere, mette molta tristezza.

Qualche giorno fa, ad una radio romana, ho detto che, a proposito di allenatori, i dirigenti italiani sono privi di fantasia. Mi sbagliavo per difetto. Sono anche privi di memoria. Altrimenti uno come Guidolin sarebbe entrato almeno nella rosa dei nomi per il Milan sgangherato di questo avvio di stagione.

Attualmente, a parte Preziosi, penso che solo un presidente, con annesso direttore sportivo, potrebbe rivolgersi a Guidolin. Faccio riferimento a Claudio Lotito e a Igli Tare, personalità che sfuggono a qualsiasi catalogazione. Simone Inzaghi è stato criticatissimo da Lotito e questa Lazio non è ancora da Champions. Con Guidolin, panchina d’oro per la serie A nel 2011 e che in diciassette campionati di A ne ha conclusi ben dieci, potrebbe diventarlo stabilmente.

@gia_pad