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  • Pioli tratta Leao come Kvara, ma il Milan è di gran lunga inferiore al Napoli: pensi al quarto posto

    Pioli tratta Leao come Kvara, ma il Milan è di gran lunga inferiore al Napoli: pensi al quarto posto

    • Giancarlo Padovan
      Giancarlo Padovan
    Nella conferenza stampa della vigilia, ho trovato Spalletti in leggera contraddizione. Da una parte, dice che l’assenza di Osimhen è grave ed è inutile girarci intorno. Dall’altra, sostiene che Simeone, il sostituto designato, ha sempre fatto bene e, soprattutto, la squadra moltiplica le energie quando manca uno dei big. Essendo un ammiratore, seppur non ricambiato, dell’allenatore del Napoli, sono propenso a ritenere che la verità risieda nella seconda affermazione. Per quel che conta, è una verità che si desume anche dai numeri: il Napoli ha giocato sette volte senza Osimhen e sette volte ha vinto. Simeone, che questa sera partirà per la prima volta dall’inizio, aveva segnato il gol decisivo anche all’andata contro il Milan dimostrando di non temere la sua precarietà di panchinaro. Tuttavia comprendo la circospezione di Spalletti.

    Il Napoli-Milan di oggi è il secondo di complessivi quattro scontri, il primo di un trittico che il sorteggio Uefa ha moltiplicato per i quarti di Champions League. E se Pioli non può perdere ancora, perché correrebbe il serio rischio di restare fuori dalla zona Champions, Spalletti vuole un’altra vittoria perché bisogna evitare che nella testa dei suoi giocatori si sedimenti l’idea che il Milan sia temibile e che le due gare di Champions rappresentino un altro calcio. Siccome non è così - e il Napoli è di gran lunga più forte del Milan sia che giochi in campionato, sia che lo sfidi per l’Europa - la capolista e chi la guida esige una prova in grado di certificare che i 23 punti di differenza in classifica ci stanno tutti e non sono colmabili in una o due partite, anche se di un’altra competizione.

    Il Milan tornerà alla difesa a quattro e cambierà mezza squadra (cinque giocatori) rispetto all’ultima di campionato, ma non credo proprio che basterà. Avendo perso la coralità del gioco dello scorso anno, il Milan si affida ai singoli, si chiamino Theo Hernandez, Giroud o Leao. Anzi, per dirla davvero tutta, si punta su Leao come se si trattasse di Kvaratskhelia o Cristiano Ronaldo (quello che ancora giocava nella Juve), tanto da far dire a Pioli che Leao può giocare dove vuole. Spero vivamente per l’allenatore che non sia vero e Leao giochi dove vuole Pioli, dimenticando di fare o di essere l’anarchico di nessuna utilità, rivelatosi nelle ultime partite. E’ presumibile che sull’esterno di sinistra il portoghese renda di più. Però è sicuro che per essere dentro la partita è indispensabile avere atteggiamenti partecipi e coinvolgenti. Leao - ho avuto modo di ribadirlo in settimana - è troppo volubile e, perciò, discontinuo per poter essere ritenuto da una parte utile e dall’altra decisivo. Non so se sia un problema di carattere, so che una certa durezza di comportamento nei suoi confronti non sarebbe biasimevole. Non si tratta di frustrarne l’orgoglio o, peggio, la dignità, quanto di pungolarlo a fare di più. Forse non è bene neppure addosargli la responsabilità dei gol o degli assist, ma la responsabilità che ti viene affidata altro non è che l’altra faccia della fiducia.

    Senza scadere in discorsi personalistici, e ritenendo il calcio sempre un gioco collettivo in cui Lobotka o Rrahmani sono funzionali come Kvaratskhelia, sono propenso a pensare che il Napoli non solo vinca questa sera, ma elimini anche agevolmente il Milan nei quarti di Champions, per la semplice ragione che la differenza è troppa. Anzi - parere personalissimo - il Milan deve stare attento a non perdere il quarto posto. Da ieri pomeriggio, l’Atalanta l’ha ripreso. E non è per niente una buona notizia.

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