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La constatazione amara è quella di non riuscire più a datare gli scandali legati al calcioscommesse. Possiamo ricordare tutti quanti che il primo fu quello del 1980, e che in una domenica di marzo portò all'arresto di un gruppo di calciatori di serie A e B all'interno degli stadi, dopo il fischio finale di una qualsiasi giornata di campionato. Fu uno shock nazionale, e per il calcio italiano si trattò della perdita definitiva dell'innocenza. Sappiamo pure che il secondo è datato 1986, a ridosso dei mondiali del Messico, e che ebbe una portata molto più ampia del precedente. In quell'occasione cadde pure l'ultima disillusione: che il caso precedente di calcioscommesse, e le dure punizioni che ne erano scaturite, potessero fare da deterrente e dissuadere altri dal provarci. Sappiamo infine che il terzo occupò l'estate del 2004 e coinvolse calciatori di terza o quarta schiera, impegnati a scambiarsi allegramente sms dai contenuti discutibili. Ma se dovessimo datare il quarto calcioscommesse, quello nato da un'inchiesta della Procura di Cremona, quale annata dovremmo indicare? Certamente esso parte nel 2011, ma poi procede per ondate e blitz successivi che si estendono al 2012 e oltre. E le inchieste delle procure di Napoli e Bari? Vanno accorpate a quella di Cremona, o pur avendo molti attori e circostanze in comune vanno catalogate come dei casi a sé. Si tratta di interrogativi il cui senso va esteso al nuovo caso di calcioscommesse, quello inaugurato oggi coi provvedimenti emessi dalla Procura di Catanzaro. Possiamo considerarlo come il Quinto Calcioscommesse italiano, o dobbiamo evitare d'azzardare una numerazione? E soprattutto: possiamo etichettarlo come Calcioscommesse 2015, o ancora per gli anni a venire dovremo aspettarci che l'inchiesta abbia delle nuove ondate?

È ponendoci interrogativi come questi che comprendiamo quanto il problema del calcioscommesse sia cresciuto in termini di complessità e insidie, e come il suo profilo criminale abbia assunto proporzioni sempre più ardue da controllare. C'era un tempo in cui l'attività investigativa sul malaffare calcistico, e la risposta giudiziaria e repressiva, riuscivano a rispettare dei tempi compatibili. Ma erano tempi in cui il profilo criminale del fenomeno era meno sviluppato che adesso. E di ciò riusciva a giorvarsi la macchina della giustizia sportiva, che poteva persino rispettare una "stagionalità" celebrando i processi a cavallo dell'estate. Giusto in tempo per emettere verdetti validi a partire dalla nuova stagione. Adesso questo non è più possibile. Le attività investigative sono più complicate perché enormemente più elevato è il profilo criminale degli attori coinvolti nei fenomeni di match fixing e di manipolazione delle scommesse. Tanto più che nel frattempo anche in Italia le scommesse sono state legalizzate, e dunque la criminalità organizzata è stata sgravata dell'onere di gestire i banchi clandestini. Può parassitariamente sfruttare il lavoro delle agenzie che agiscono legalmente, e concentrare gli sforzi criminali sulla manipolazione delle gare e sulla corruzione dei loro protagonisti. Inoltre, il parossistico ampliamento della "scommettibilità" ha aperto a un'altrettanto vasta "corruttibilità". Un tempo si poteva scommettere su pochi e definiti esiti: risultato finale, risultati parziali, numero di gol segnati et similia. Adesso si può scommettere anche su episodi marginali di gara, truccando i quali si può persino arrivare a sostenere di non aver manipolato l'esito finale di gara. Se scaravento il pallone in fallo laterale alla prima azione per favorire chi ha scommesso su quel'episodio, ho mica truccato il risultato di una gara? E inoltre, la possibilità di scommettere live o di effettuare il cash-out amplifica l'alea ma anche le possibilità di condizionamento da parte degli attori che si muovono dentro e intorno al campo. Tutto ciò rende straordinariamente più complicata l'attività di prevenzione e repressione. Le conseguenze sono evidenti. Le indagini della magistratura penale richiedono tempi dilatati, anche perché esse devono monitorare organizzazioni criminali globali impegnate a fare del match fixing un business multiforme: manipolazione di risultati, controllo più o meno diretto di club da usare per indirizzare gli esiti di gara, corruzione o intimidazione di calciatori e/o arbitri, riciclaggio di denaro, e persino compravendita d'informazioni su partite e soggetti del mondo calcistico su cui si può scommettere. Si tratta di un campo investigativo sterminato, rispetto al quale chiedere tempi certi sarebbe la più idiota delle pretese.

La prima conseguenza di questo stato delle cose è la messa in mora definitiva della giustizia sportiva. Che un tempo andava famosa per la rapidità dei propri procedimenti e delle sentenze – una rapidità che spesso veniva ottenuta a costo di una brutale accelerazione del rito giudiziario. Adesso la giustizia sportiva si segnala per il motivo opposto. Il dilatarsi dei tempi d'inchiesta della magistratura penale ha avuto come effetti, per i tribunali calcistici, non soltanto quello di azzerare ogni possibilità di stagionalità dei procedimenti, ma anche di non disporre in tempi ragionevoli delle risultanze investigative necessarie a istruire procedimenti che non rischino d'essere smontati in un secondo momento. Con gli effetti di avere squalifiche sportive a scoppio ritardato rispetto ai provvedimenti di custodia cautelare emessi dalla magistratura penale, e di percepire un diffuso senso di timidezza da parte degli organi inquirenti e giudicanti del mondo sportivo.
Sulla scorta di quello che fin qui ho illustrato, credo che si debba giungere a una conclusione e proporre una soluzione.

La conclusione sta nella presa d'atto che il fenomeno del match fixing (che in Italia definiamo, per comodità retorica, calcioscommesse) è ormai un fenomeno criminale strutturato. Per oltre trent'anni abbiamo alimentato l'illusione che si trattasse di attività illecite circoscritte e isolabili, messe in atto da poche "mele marce" del mondo calcistico disposte a intrattenere relazioni pericolose con ambienti criminali. Adesso, trentacinque anni e cinque o più edizioni di calcioscommesse dopo quella del marzo 1980, abbiamo il dovere di smetterla con questa pessima rappresentazione delle cose. E prendere atto di come il calcio sia un mondo che alimenta le zone grige fra economia legale e economia illegale, facilmente permeabile dalla seconda. Del resto, sul piano economico la sua dimensione e il suo profilo sono tali da rendere impensabile che esso non venisse infiltrato dalle grandi organizzazioni criminali.

E se la condizione del calcio rispetto alle possibilità d'infiltrazione da parte delle organizzazioni criminali globali è questa, la soluzione non può che essere una: l'istituzione di una Superprocura contro il fenomeno del match fixing. Uno strumento che a noi di Calciomercato.com pare indispensabile, tenendo conto della specificità e della portata di questo settore criminale. Ovviamente, al momento si tratta soltanto di un'idea tutta da articolare e da riempire di contenuti. Ma certo essa risolverebbe un primo, grave problema: quello del coordinamento e dell'implementazione delle attività investigative condotte dalle singole procure, che allo stato dei fatti rischiano di disperdere tempo e risorse seguendo separatamente filoni tra loro intrecciati, o di non condividere quadri investigativi e informazioni che se integrati renderebbero meno complesso il lavoro inquirente. Il mondo del calcio, attraverso i suoi attori istituzionali, si faccia carico di portare avanti una proposta del genere. Altrimenti vorrà dire che per i signori del pallone italiano, parafrsando l'infelice frase di un ex ministro dei Trasporti, "col calcioscommesse bisogna convivere".

Pippo Russo
@pippoevai



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