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Dal primo maggio i fondi d’investimento e le formule di Third Party Ownership (TPO) e Third Party Investment (TPI) risulterebbero messe al bando dalla Circolare Fifa numero 1464 (clicca QUI). Risulterebbero, appunto. Perché mai come in questo caso l’uso del condizionale è doveroso. E non si tratta di prendere posizione a favore o contro gli attori dell’economia parallela del calcio globale. Sul loro ruolo ciascuno ha le proprie idee, e finché queste vengono espresse in modo civile e argomentato il confronto è benvenuto. Piuttosto, si tratta di chiedersi se davvero il veto voluto dal colonnello Blatter sia stato efficace, e se abbia funzionato da deterrente rispetto all’azione di fondi e TPO/TPO. Ebbene, la risposta a tale quesito è no.

E tutto sommato lo si poteva prevedere. Già a inizio anno un avveduto parere dell’avvocato Guido Del Re (leggi QUI, esperto in diritto sportivo, manifestava perplessità sull’applicazione dei principi avanzati dalla 1464, soffermandosi sull’assenza di un regolamento ad hoc per davi corso. Di fatto, quella circolare è un’arma scarica. E della sua inefficacia abbiamo testimonianza quotidiana leggendo le cronache del calciomercato internazionale, specie se riferite dai giornali di paesi come Portogallo e Spagna dove il ruolo di fondi e investitori privati nelle transazioni che riguardano i trasferimenti di calciatori è raccontato come se si trattasse di cosa ordinaria. Il caso maggiormente chiacchierato riguarda il trasferimento del centrocampista franco-congolese Giannelli Imbula dal Marsiglia al Porto, per una cifra (20 milioni) che è la più alta mai spesa da un club portoghese.

Da subito si è molto chiacchierato sullo sviluppo dei fatti che hanno portato alla conclusione dell’affare, e sull’improvvisa virata dall’Inter al Porto nella destinazione del calciatore. E fra le interpretazioni messe in campo c’è stata quella secondo cui alla conclusione della trattativa abbia contribuito un investitore esterno. I sospetti sono infine stati rafforzati dalle dichiarazioni rilasciate al Journal de Dimanche da Willy Ndangi, il padre di Imbula. Abbiamo così scoperto che a finanziare l’affare, per un costo esorbitante, sarebbe stata l’onnipresente Doyen Sports Investments (leggi QUI). Che ha così visto contro-smentita la sua smentita dii pochi giorni prima (leggi QUI). Un’altra figuraccia per  il fondo capitanato da Nelio Lucas. Arricchita dal dettaglio grottesco aggiunto da Willy Ndangi: “Doyen non ha acquistato alcun diritto su Imbula”. E in attesa che il fondo maltese confermi o contro-contro-smentisca, rimane da chiedersi se quel finanziamento sia stata per caso una donazione liberale.

Ma non c’è solo Doyen, dentro questo gran ballo di fondi e investitori celebrato nei giorni in cui essi avrebbero dovuto già essere fuori dal mondo del calcio. Leggendo le cronache dei giornali portoghesi scopriamo che altri calciatori vengono trattati con investitori privati, proprietari di percentuali dii diritti economici. L’edizione di ieri di O Jogo (clicca QUI) parlava delle manovre dello Sporting Braga, club nell'orbita del potentissimo agente portoghese Jorge Mendes e molto attiva sul mercato brasiliano.  Il club arsenalista sarebbe interessato a due calciatori del Corinthians: Malcom (leggi QUI), nazionale under 20 e Matheus Pereira (leggi QUI), nazionale under 17. Entrambi sono controllati da Elenko Sport (clicca QUI), un fondo d’investimento costituito da un gruppo di fuoriusciti del “Delcir e Ide Sonda” (per saperne di DIS clicca QUI); che a sua volta è meglio conosciuto come Fondo Sonda ed è capeggiato da due imprenditori della grande distribuzione dello stato di San Paolo che subirono un bagno di sangue col passaggio di Neymar dal Santos al Barcellona (leggi QUI).
Quale sia la percentuale di Malcom controllata da Elenko Sport, non è precisato; le cose note attraverso l’articolo di O Jogo sono che il suo agente, Fernando Garcia, è proprietario di una parte dei diritti (imprecisata anch’essa), e che il Braga sarebbe pronto a acquistare da Elenko il 30%. Si sa invece quale sia la quota di Matheus Pereira appannaggio del fondo: il 95%, concesso al fondo per saldare un debito. Perché nel calcio sudamericano i debiti vengono saldati così: cedendo uomini come fossero capi di bestiame. Relativamente a Matheus Pereira, il quotidiano portoghese ha precisato che il Braga lo acquisirebbe “con l’aiuto” di Dimitri Rybolovlev. Cioè del Monaco. E dunque di Jorge Mendes. Va aggiunto che, a proposito di calciatori di area Elenko Sport, l’anno scorso è arrivato in Italia il difensore Emerson Palmieri, dal Santos, destinazione Palermo (leggi QUI). Per lui soltanto nove presenze, tutte da subentrato. In rosanero è appena arrivato Matheus Cassini. Proveniente dal Corinthians, ma almeno stavolta Elenko Sport pare non entrarci. I suoi diritti risultano essere controllati al 70% dal club paulista e al 30% dalla società Art Sport (leggi QUI). Zamparini non va mai per il sottile.

Non è un mistero che Andrjia Zivkovic, giovane talento del Partizan Belgrado a cui è interessato il Benfica, sia controllato al 25% da Pini Zahavi (clicca QUI). Che incasserà quella percentuale sulla futura vendita, con tanti saluti alla Circolare 1464 che a quel punto servirà per incartarci il pesce. Molti altri esempi potrebbero essere citati, ma è giusto chiudere con i soggetti da cui si è partiti: Doyen Sports Investments, il fondo più in vista in ambito calcistico, e il Porto, campione mondiale di TPO assieme all’Atletico Madrid. In queste settimane i Dragões stanno provano a acquisire Lucas Lima, centrocampista del Santos. Un affare in vista per il club brasiliano? Non proprio, perché la sua quota sul calciatore è di soltanto il 10%. Per il resto, 80% Doyen e 10% Edson Khodor, l’agente del calciatore (leggi QUI). Il Santos sta facendo di tutto per trattenere il calciatore fino a dicembre, mese di conclusione del Brasileirão. Khodor invece pressa per la cessione immediata. E Doyen, col suo 80%? Non saprei. Forse anche in questo caso ha fatto soltanto una donazione liberale.

@pippoevai