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Oltre l’evidenza dei numeri. Inter e Napoli non riconosceranno mai un fatto oggettivo, supportato dai dati e non da opinioni o umori: dopo la partenza di Mazzarri, dello scorbutico e antimediatico Walter Mazzarri, entrambe le squadre hanno visto peggiorare il cammino e i risultati, fallendo obiettivi pur minimi. E adesso si trovano lì a braccetto, in coda a una stagione scadente per entrambe, e con la sensazione che molto ci sia da lavorare per rimettersi in linea con le proprie ambizioni. Per l’Inter si è trattato d’una stagione di lento scivolamento nella mediocrità. Il Napoli va avanti così addirittura da due anni, con una prima stagione appena sufficiente e una seconda desolante. E sullo sfondo, a fare da parametro di riferimento, i numeri lasciati dall’allenatore di San Vincenzo al termine di entrambe le esperienze: ottimi a Napoli, appena decenti nel primo anno interista e declinanti nella fase iniziale del secondo. Comunque migliori di quelli realizzati dai successori. Ma in entrambi i casi, non una voce che si levi dai club per riconoscere come dal cambio di panchine entrambi ci abbiano rimesso. Anzi, sia a Napoli che soprattutto nella Milano interista ci si comporta come se Walter Mazzarri non fosse mai stato da quelle parti. Quasi fosse stato dato l’ordine di far scattare la damnatio memoriae.

Su questa rimozione di Mazzarri, operata sia a Napoli che nella Milano interista, sarebbe il caso di fare delle riflessioni a parte. E forse il primo a meditarci sopra dovrebbe essere lui, punito dall’atteggiamento delle dirigenze di club e delle tifoserie ben oltre i demeriti acquisiti sul campo. Ma queste motivazioni ambientali e relazionali esulano dal ragionamento che viene condotto qui, basato il più possibile su dati oggettivi. E guardando a questi partiamo dall’ultima esperienza, quella interista. Walter Mazzarri lascia la panchina nerazzurra dopo il 2-2 casalingo contro il Verona. È l’undicesima giornata, e in quel momento la squadra nerazzurra ha 16 punti, con una media di 1,45 punti a partita. Inoltre l’Inter è quasi qualificata al turno successivo di Europa League. Mazzarri è sostituito da Roberto Mancini, cui viene sottoposto un contratto estremamente oneroso per le casse di un club finito sotto ispezione dell’Uefa per mancato rispetto dei parametri del fair Play Finanziario: 2,7 milioni netti per la prima stagione iniziata in corsa, e 4 milioni netti a stagione più bonus nelle due stagioni successive (http://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Inter/14-11-2014/inter-mancini-affare-21-milioni-bilancio-resta-anche-mazzarri-901035843074.shtml). A Mazzarri era invece stato fatto firmare un biennale da 3,3 milioni netti per la prima stagione e 3,6 netti per la seconda, più bonus (http://www.fcinter1908.it/copertina/mazzarri-ecco-i-dettagli-del-contratto-cifre-e-bonus-nel-secondo-anno-81842). A una tale differenza d’ingaggio dovrebbe corrispondere una netta sterzata in termini di risultati e obiettivi, con l’accesso alla prossima Europa League come soglia minima e un cammino di rilievo in Coppa Italia e nell’Europa League di questa stagione come risultati da ritenersi accettabili. Tanto più che in occasione del successivo mercato di gennaio Thohir decide di portare in nerazzurro calciatori del calibro di Podolski e Shaqiri, oltre alla promessa Brozovic. Che poi i primi due diano un apporto molto relativo è altro discorso. Di sicuro spicca la differenza rispetto al mercato di gennaio 2014, il primo con Thohir presidente, con Mazzarri in panchina. In quel caso venne fatta una spesa esagerata per Hernanes (pareva quasi la si dovesse fare a tutti i costi…), e in più arrivò D’Ambrosio. E, a dire il vero, sulle ultime due annate di calciomercato interista ci sarebbe da scrivere una Novella dell’Insipienza. Fatta qualche eccezione (Icardi, arrivato nell’estate del 2013, i già citati Hernanes e Brozovic), troviamo una lista formata dai seguenti nomi: Taider, Silvestre, Laxalt, Wallace, D’Ambrosio, Mudingay, Rolando, Carrizo, Campagnaro, Botta, Medel, Dodo, M’Vila, Osvaldo, Vidic, e i già citati Podolski e Shaqiri. Molti non da Inter, qualcuno notoriamente ingestibile ma ugualmente portato a Milano, un paio di fantasmi, qualcun altro assolutamente sopravvalutato dopo un mondiale appena discreto, e infine  certuni che semplicemente hanno deluso le attese perché avevano già dato altrove. Quando si valuta il flop di Mazzarri, e in parte quello di Mancini, bisognerebbe chiedere conto innanzitutto a chi in nerazzurro continua a fare il calciomercato, a cospetto delle buche sistematiche.

A ogni modo, tornando al confronto fra Mazzarri e Mancini, l’allenatore jesino raccoglie 39 punti in 27 partite, con una media di 1,44 a gara. Appena inferiore a quella di Mazzarri, ma partendo da ben altre premesse e promesse. Fuori quasi subito da Coppa Italia e Europa League, e esclusa dall’Europa League della prossima stagione a causa dell’ottavo posto raggiunto al termine di questo campionato: questo lo score dell’Inter guidata da Mancini. La scorsa stagione Mazzarri aveva pilotato l’Inter al quinto posto, riportandola in Europa League dopo l’anno di assenza generato dalla catastrofica annata condotta da Andrea Stramaccioni (nono posto). Certo, si dirà che il tecnico toscano non piaceva alla tifoseria, che negli ultimi mesi era insicuro e trasmetteva questa insicurezza al gruppo, che la sua ricerca degli alibi nelle dichiarazioni post-gara stava diventando un caso clinico da manuale. Tutto vero. Così come sono veri i numeri del confronto: l’Inter di Mazzarri della scorsa stagione, e quella della prima parte di stagione appena conclusa, hanno fatto meglio di quella guidata da Mancini.
Ancora più eclatante la differenza fra quanto fatto da Mazzarri e quanto da Benitez a Napoli. Nelle tre stagioni e mezza sulla panchina azzurra Mazzarri ha conquistato due qualificazioni alla fase a gironi della Champions. La prima qualificazione fu la premessa per l’esaltante superamento di turno in un girone con Bayern Monaco, Manchester United e Villarreal. E l’approdo all’ottavo di finale di quella stagione rimane il punto più alto raggiunto dal Napoli nella principale coppa europea. La squadra uscì ai supplementari per mano del Chelsea, che poi avrebbe vinto la competizione. Della seconda qualificazione si giovò Benitez, eliminato al primo turno dopo aver condotto un girone d’alto livello. A tutto ciò va aggiunta la Coppa Italia vinta nel 2011-12, contro la prima Juventus di Antonio Conte. Un trofeo che a Napoli mancava da 25 anni. Nel suo ultimo campionato sulla panchina azzurra Mazzarri chiude al secondo posto. Dopo di lui arriva Benitez, e al tecnico spagnolo viene messo a disposizione un gruppo che per giudizio unanime è nettamente più forte di quello su cui poteva contare Mazzarri. Non c’è più Cavani, ma al suo posto c’è Higuain, e anche Callejon, Mertens, Reina. Un Napoli più europeo, si dice. Giusto per rimarcare che con Mazzarri si era ancora dentro una dimensione provinciale. E Benitez cosa fa? Viene eliminato in modo sfortunato dalla fase a gironi di Champions, e poi viene eliminato di nuovo (ma senza l’aiuto della sfortuna) dall’Europa League. In campionato arriva terzo nella prima stagione, senza mai lottare per lo scudetto. Vince una Coppa Italia, quello sì. E grazie a questo successo ha modo di aggiudicarsi la Supercoppa Italiana. Ma poi viene sbattuto fuori dalla Champions League già nel turno di play off. Fallisce anche in Coppa Italia, facendosi eliminare in casa dalla Lazio. In Europa League fa delle ottime cose ma si ferma in semifinale, anche perché penalizzato da decisioni arbitrali. Soprattutto, in campionato è un disastro. Mai in lizza per lo scudetto, quasi sempre in ritardo nella corsa alla Champions, e catastroficamente escluso da quest’ultima manifestazione per via di un’altra sconfitta interna contro la Lazio, da cui sono derivati anche il sorpasso da parte della Fiorentina e un mortificante quinto posto. Ma nemmeno adesso che il bilancio di Benitez si mostra per quello che è – scadente, soprattutto tenendo conto delle premesse e della qualità del gruppo – nessuno si azzarda a dire che Walter Mazzarri aveva fatto meglio, e che con un gruppo del genere chissà, magari. Al presidente De Laurentiis potrebbe venire uno stranguglione, fosse mai.

Pippo Russo 
@pippoevai