540
Nella scelta di Pirlo come nuovo allenatore della Juve ci sono elementi in forte contrasto tra di loro. C’è sicuramente fascino, perché tutti abbiamo amato Andrea da calciatore e abbiamo sognato un giorno di vedere una squadra divertirci ed entusiasmarci come faceva lui: potrebbe essere subito l'occasione giusta, chissà.

Allo stesso tempo la decisione di Agnelli contiene anche un po' – anzi un bel po' – di follia, perché bisogna avere una componente di incoscienza per mettere una rosa piena di campioni nelle mani di uno che è sì stato un fuoriclasse, ma non ha mai allenato nemmeno una squadra di ragazzini. E se fosse incapace come tecnico? Quanti grandi giocatori lo sono stati?

Nessuno sa come reagirà Pirlo (foto juventus.com) quando dovrà confrontarsi con il gruppo. Saprà trasmettere le sue idee tattiche? Si farà rispettare? E in panchina sarà abile a leggere le partite? Gestirà bene il suo staff, con il quale non si è mai confrontato sul campo? Se pensiamo a tutte queste domande senza risposta, abbiamo la sensazione che in questa mossa ci sia più follia che fascino.
Spesso si è avvicinato il percorso iniziato da Pirlo nella Juve a quelli di Guardiola al Barcellona e Zidane al Real, però loro erano stati almeno testati nelle squadre B, erano stati seguiti e valutati. Andrea no, avrà tutto subito, il passaggio intermedio lo ha saltato di netto. C'è il rischio che sia troppo.

Ma forse in questa scelta clamorosa e rivoluzionaria c’è anche la voglia di Agnelli di compiere un altro passo avanti: non solo presidente da 9 scudetti di fila, bensì anche inventore di allenatori e scopritore di talenti per la panchina. Se ha visto giusto, la sua figura assumerà contorni quasi mitologici; se gli va male, passerà quanto meno per presuntuoso. Ma, se non altro, potrà prendersela solo con se stesso. Non come stavolta che ha cacciato Allegri e ha digerito Sarri sulla spinta di chi gli sta attorno, e poi si è pentito di entrambe le decisioni.

@steagresti