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Solo un Milan senza sette titolari e con Calabria a centrocampo, perché i centrali di ruolo erano finiti, ha potuto arrendersi alla Juve (1-3) e perdere un’imbattibilità europea che durava dalla stagione scorsa. Il Milan resta primo da solo e la Juve aggancia il quarto posto a sette punti dai rossoneri, a sei dall’Inter, battuta a Genova dalla Sampdoria, e a tre dalla Roma. Molti juventini gridano al rilancio, ma devono essere restii nel far di conto. Ove mai, infatti, la Juve battesse il Napoli nel recupero (quando si giocherà questo non si sa), avrebbe ancora quattro punti di ritardo dalla capolista e tre dall’Inter. Per ora, dunque, non c’entra con la lotta per lo scudetto e l’unico obiettivo possibile è la qualificazione alla Champions. Dove, peraltro, non si può competere con i Frabotta o i Bernardeschi. 

Comunque non dovremo aspettare troppo per capire chi ha ragione e chi no. Pioli e la sua truppa malandata anticiperanno sabato sera in casa del Toro, l’Inter affronterà la Roma all’Olimpico e la Juve se la vedrà in casa con il Sassuolo, solo un punto sotto i bianconeri. Probabile che chi si gloria oggi sia destinato a cadere fra tre giorni. Senza contare che il turno successivo indica la partita delle partite: Inter - per me prossima vincitrice dello scudetto - contro Juve.

A San Siro hanno contato le assenze. A Pioli, fino a ieri mattina, mancavano Ibrahimovic, Bennacer, Gabbia, Tonali, Saelemaekers. Poco prima di mezzogiorno si sono aggiunti Rebic e Krunic per il Covid. Anche la Juve aveva le sue assenze (Morata, acciacco muscolare, Alex Sandro e Cuadrado sempre per il Covid), ma poteva contare su una panchina lunga e su calciatori di ruolo. Solo la dabbenaggine di Pirlo poteva rispolverare Frabotta, anziché affidarsi a Demiral, ma a volte le scelte più bislacche pagano più di quelle razionali.

Ho scritto alla vigilia che la Juve non ha nemmeno un sistema di gioco e lo confermo. Il 4-4-2 è spesso contaminato dal 3-4-1-2 con elementi che partono da sinistra (Ramsey, un’altra riscoperta di Pirlo) e vanno a fare (sbagliando un sacco di palloni) il trequartista. L’unica scelta giusta è stata quella di schierare Chiesa, ovviamente a destra, per inibire le scorribande di Theo Hernandez. Operazione riuscita perché, più dell’opzione, conta la forma dell’ex fiorentino. Un palo, due gol splendidi e un piccolo infortunio proprio in occasione della seconda marcatura. La partita è stata combattuta ed equilibrata, Szczesny ha parato più di Donnarumma, molti sono stati gli errori (di leggerezza) in uscita da parte della Juve, buono il pressing del Milan. All’inizio ci ha provato Dybala (partita sufficiente, impreziosita da un assist di tacco e da un altro, meno assist, ma certo passaggio utile), però il tiro è stato intercettato da Kjaer. Dall’altra parte Castillejo, dopo pretenzioso tacco in area di Bentancur, parata da Szczesny.

La Juve ha avvicinato il vantaggio al 15’ (girata di Chiesa e palo pieno) e raccolto l’1-0 tre minuti dopo, ancora con Chiesa. Splendida l’azione, impostata dall’esterno, scambio con Dybala che restituisce di tacco, e fendente di destro che inchioda Donnarumma. Poco dopo, sempre Chiesa, sfuggito a Hernandez, mette in mezzo per Ronaldo che gira addosso ad un difensore. Il Milan, forse timido, forse contratto, si è visto dal 20’ alla fine del primo tempo. Il pareggio (40’ con destro piazzato all’incrocio di Calabria) è stato preceduto da una ripartenza di Calhanoglu (tiro fuori di Leao), da una girata di Leao, respinta da Szczesny e da altre due parate su Calhanoglu del portiere della Juve.

Se, dunque, il pareggio è apparso legittimo, meno limpido è stato l’inizio dell’azione che ha consentito a Calhanoglu di strappare palla a Rabiot. Il turco è intervenuto con un poderoso colpo d’anca (per me fallo) giudicato corretto sia dall’arbitro Irrati che dal Var Orsato. Sembrava dovesse essere Milan anche nella ripresa (tiro pericoloso di Dalot deviato da Szczesny), ma allo scoccare dell’ora di gioco, Chiesa inventava il secondo vantaggio, questa volta di sinistro, su passaggio di Dybala. L’esecuzione era una sorta di mazzata per il Milan che si allungava fino a spezzarsi nel mezzo. Così i primi due cambi di Pirlo (Kulusevski per Chiesa e McKennie per Dybala) sortivano prima un’occasione per l’americano (assist di Ronaldo, in penombra, e deviazione di Donnarumma), poi un’opportunità di Kulusevski a destra (salvataggio di Romagnoli), infine il gol del 3-1 con McKennie. Anche in questo caso, lo sfondamento, però a sinistra, veniva garantito da Kulusevski che in area toccava di esterno a favore del compagno. Mancava un quarto d’ora alla fine e la prima sconfitta del Milan era compiuta. La Juve gonfia il petto. Ma, per ora, è solo in zona Champions


IL TABELLINO

Milan-Juventus 1-3 (primo tempo 1-1)


Marcatori: 18' pt Chiesa (Juv), 41' pt Calabria (Mil), 17' st Chiesa (Juv), 32' st McKennie (Juv)

Assist: 18' pt Dybala (Juv), 41' st Leao (Mil), 17' st Dybala (Juv), 32' st Kulusevski (Juv)

MILAN (4-2-3-1): Donnarumma; Dalot (dal 35' st Conti), Kjaer (dal 35' st Maldini), Romagnoli, Hernandez; Calabria (dal 35' st Kalulu), Kessie; Castillejo (dal 41' st Colombo), Calhanoglu, Hauge (dal 22' st Diaz), Leao. A disposiz: A. Donnarumma, Tătărușanu, Conti, Duarte, Kalulu, Musacchio,Díaz, Frigerio, Colombo, Maldini. All. Pioli

JUVENTUS (4-4-2): Szczesny; Frabotta (dal 41' st Demiral); Bonucci, De Ligt, Danilo; Chiesa (19' st Kulusevski), Bentancur, (dal 28' Arthur) Rabiot, Ramsey (dal 28' st Bernardeschi); Dybala (19' st McKennie), Ronaldo. A disposiz: Pinsoglio, Buffon, Chiellini, Di Pardo, Dragusin, Demiral, Arthur, McKennie, Bernardeschi, Portanova, Fagioli, Kulusevski, Da Graca. All. Pirlo

Ammoniti: 15' Bentancur (Juv),  27' Danilo (Juv), 44' st Romagnoli