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L'Italia, le sue ex Inter, Milan e Juventus, il futuro. Parla a tutto campo Andrea Pirlo, l'ex centrocampista ha concesso una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport della quale riportiamo alcuni estratti.

ITALIA - "La definirei moderna. Balotelli? Si è rimesso in gioco, credo anche per tornare in Nazionale: se ha capito davvero che era l’unica cosa da fare, sarebbe già buon segno. Comunque, nel frattempo è giusto chiamare Kean, come si è visto a Udine: non spreca la fiducia che gli danno e quando gioca, spesso fa gol. Mica poco".

JUVE - "Padrona del nostro calcio? Ma ha torto chi dice che fa male al campionato: costringe le concorrenti ad alzare l’asticella, perché lo fa ogni anno. E poi il suo target ormai è l’Europa, e chi fa bene in Europa aiuta il calcio italiano. In Champions mondo capovolto in tre settimane? Si può, quando sei forte e prepari una partita nei minimi dettagli. Quando cambi totalmente la testa: la Juve non era quella di Madrid, doveva solo convincersene. Senza Ronaldo solo 1-0? Uno a zero non credo, forse non 3-0. Ma come ha detto lui: l’hanno preso per quello. Se scegli di cambiare vita a 33 anni, le tue motivazioni sono al massimo. Devi solo adattarti alla nuova realtà, e lui l’ha fatto molto in fretta. Gara della svolta? C’è quasi sempre: nell’anno giusto ci sono episodi che ti fanno capire che lo sarà. Nel caso della Juve quella partita perfetta, l’aver eliminato chi avrebbe giocato la finale in casa, l’uscita del Real... Ajax? Buon sorteggio: ha fatto due grandi partite contro il Real, ma raramente s’era visto un Real così disorganizzato. Alla Juve non succederà, e fisicamente possono “distruggerli”. Quante chance di vincere la Champions? Gliene davo già tante, con l’autostima al massimo sono aumentate. A patto di convincersi che è necessario imporsi quel ritmo e quella mentalità dal primo minuto di ogni partita. Quello che la Juve non aveva fatto a Madrid".

CLASSIFICA - "Chi alle spalle della Juve? Le stesse tre di oggi, credo. Anche se la Lazio adesso sta bene bene. Il Napoli fa il suo, perché era già forte. L’Inter poteva fare di più, ma ha frenato in certi momenti decisivi, ha avuto infortuni e poi la vicenda Icardi. Forse le è mancata una rosa ampissima: non ha venti giocatori più o meno dello stesso livello, anche se quindici sono molto buoni. Ha deluso un po’ la Roma, sì: dopo la semifinale di Champions dell’anno scorso ci si aspettava una crescita almeno in Italia. Per ringiovanire, hanno rinunciato all’esperienza necessaria a continuare il discorso iniziato".

INTER - "Derby? Era la partita della vita e ha giocato l’unica partita che poteva fare: aggredendo in avanti, di squadra, tutti che aiutano tutti. Quella che di solito faceva il Milan. Meglio con Icardi o Lautaro? Lautaro è più completo, fa giocare meglio la squadra; Icardi è più uomo gol. Ma possono giocare insieme: una bella coppia".

FASCIA TOLTA A ICARDI - "Per capire questa storia bisogna andare indietro nel tempo: diverse cose non devono essere andate per il verso giusto. La società ha scelto un gesto forte: a volte servono. Wanda Nara? I procuratori vanno in sede, parlano, risolvono le cose lì dentro: ci sarebbe stato meno casino se tutto fosse stato meno pubblico, meno social. A chi ha fatto più male questa storia? L’Inter resta, chi non gioca perde valore: se Icardi fosse stato ancora fermo, chi lo avrebbe voluto più? L’Inter un altro attaccante ce l’ha: come rientrerà Icardi dopo essere stato fermo così tanto?".

MILAN - "Gattuso? Mi aspettavo l’organizzazione difensiva, il saper essere ferocemente concentrata della sua squadra. Non mi aspettavo questa voglia di costruire gioco, di essere anche belli da vedere. Ma Rino ha studiato, è andato oltre l’etichetta che aveva da giocatore tutto grinta: i tecnici non sempre sono come quando giocavano. L'addio di Higuain un guadagno? Da come vanno le cose, sì: Piatek è giovane, e fa quasi sempre gol. Mi piace la cattiveria con cui cerca sempre la porta, quasi da assatanato: mi ricorda Inzaghi, sembra sapere sempre dove andrà il pallone".

FUTURO DA ALLENATORE? - "Ancelotti solo 8° in classifica allenatori che hanno fatto la storia? Ma lui ha ancora tempo per salire posizioni, come Guardiola che è quinto. Le classifiche cambiano, infatti un giorno fra i primi tre ci sarò io... Intanto ho studiato e studierò ancora, per fare il master a settembre. E poi vedremo, ho tempo per pensarci. Io assistente di Mancini in Nazionale? Non hanno voluto: conflitto di interessi con il mio ruolo di talent a Sky. Per me non c’era conflitto, e loro sapevano tutto: infatti all’inizio mi avevano detto che non ci sarebbero stati problemi. Nessun rancore, ma un po’ mi è dispiaciuto".