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Juventus-Lazio per scaldare una Torino fredda di clima improvvisamente peggiorato e freddolosa nei riguardi del calcio algido di Pirlo, che non trasmette emozioni, anzi invita ad una calma asettica, minerale, visto che c’è ancora tanto da giocare, dice lui, fra campionato e coppe. Juventus degli assenti "grossi", Juventus di Cristiano Ronaldo sin troppo presente nel senso che è pressoché impensabile un match senza di lui ed i suoi gol. E grande stupore allorché CR7 non compare nell’undici di partenza, e si mescola ai compagni panchinari (ché poi non di panchina si tratta ma di belle sedie).

Pirlo, dopo avere detto che non si deve vivere in funzione Champions, tiene CR7 fermo per non stancarlo in vista del Porto di martedì, Pirlo accusato di conservatorismo mette Danilo a centrocampo, mai visto prima, e Bernardeschi terzino visto di sfuggita nel passato ormai remoto (e l’ex viola risponde facendo tutto ma proprio tutto bene, lui che mai aveva giocato al meglio due partite di fila). E ancora: Pirlo non usa Fagioli, il giovane del futuro, come per dar ragione a Sacchi che ha detto di ragazzi bianconeri non trattati bene dal tecnico. Ma Pirlo alla fine avrà ragione, e manderà nell’angolo Inzaghi che pure aveva cominciato con i favori degli dei, cioè il regalo di una Juve in allarme, per malanni visibili e mal sottile. Pirlo che fa "rassodare" certi numeri già positivi (sette volte la Juve vittoriosa in sette partite casalinghe di fila) dopo avere subito in avvio di match una cabala negativa: quella di questa Juventus che in questo campionato ha preso 15 volte il gol nei primi 15’, partita di ieri compresa, mentre l'anno scorso col piccolo Sarri in panchina le era accaduto solo 2 volte… 

E la Lazio? Tre volte su quattro imbattuta nell’ultimo poker di partite contro la Juve, ieri è stata battutissima al di là dell’1 a 3 finale. Inzaghi negli ultimi minuti ha cambiato e stracambiato per fare sapere che era scontento, o forse inconsciamente per svalutare la disfida che ormai era straperduta. Comunque, se si eccettua appunto il primo quarto d’ora, con l’1 a 0 di Correa (errore di Kulusevski) e con un paio di tiri alti di poco, la sua Lazio è apparsa una sorta di sparring partner della Juventus, nel senso che ha scambiato tanti colpi senza farle troppo male. Divorato dal mistero di Danilo centrocampista, Immobile è parso stranito, fedele al cognome suo. Milinkovic ha giocato come giocavano una volta gli juventini supponenti contro gli avversari troppo deboli, sorridendo all’affanno altrui anche quando questo affanno proletario gli faceva perdere il controllo del pallone. 

La Lazio nel computo delle partite esterne veniva da due sconfitte consecutive, è sparita dopo il suo gol, ha visto Reina parare molto, per prevalenza bianconera nei tiri, ha tenuto comunque, quanto a gestualità, il campo sul piano della corsa: saltati gli schemi, se pure erano stati studiati, è stato comunque un bel "palla avanti e pedalare" come se la partita fosse ribaltabile sempre. Bella Juventus, comunque. Morata non doveva giocare, è stato benissimo in campo più di un'ora, rilevato da Ronaldo che sorridente si è sgranchito le gambe. Tutto a posto il resto della squadra, su tutti ed anche su tutto, cioè padrone del gioco oltre che delle proprie belle azioni, Chiesa assatanato e preciso, Chiesa che ha imboccato alla fine del primo tempo Rabiot per il gol del pareggio con uno straordinario tiro di potenza, Chiesa che ha insufflato furia in giusta dose nei compagni, Chiesa che è sembrato il capitano di lungo corso di una Juve sua da poco tempo e ieri prevista (errore) scialuppa nel suo mare di guai più che battello sicuoro. 

Ripassando la cronaca, si deve dire dei due gol nella ripresa, a scolpire la partita nel suo punteggio giusto: Morata, si capisce su lancio di Chiesa, Morata ancora, su rigore per via di Ramsey abbattuto da Milinkovic. A proposito: piacevole la ripresa, sin troppo farcita di mani tese a tirar su l’avversariocaduto, paci immediate dopo piccoli alterchi, e tanti tiri di quelli che sembrano scoccati per far fare bella figura ai portieri. L’arbitro Massa ha fischiato bene e non ha mai avuto bisogno del Var, neanche quando, nel primo tempo, con la Lazio sull’1 a 0, la palla è schizzata dal piede di Chiesa sul braccio di Hoedt: il bianconero ha alzato un pochino le braccia a chiedere il penalty, nessun altro ha detto boh, il Var ha taciuto, era rigorino, senz’altro, ma evidentemente non era il caso di guastare con pennellate forti il quadro complessivo di calcio sano in tempi assai malati, covid e non solo covid anche per il pallone. 



IL TABELLINO

Juventus - Lazio3-1

Marcatori:
14' Correa (L), 39' Rabiot (J), 57' Morata (J) e 60' su rig. Morata (J)

Juve (4-4-1-1): Szczesny; Cuadrado (70' Arthur), Demiral, Alex Sandro, Bernardeschi; Kulusevski (92' Di Pardo), Danilo, Rabiot, Chiesa (82' Bonucci); Ramsey (70' McKennie); Morata (70' C. Ronaldo). A disp: Buffon, Pinsoglio, Dragusin, De Marino, Fagioli, Peeters, Ake. All. Pirlo

Lazio (3-5-2): Reina; Marusic (82' A. Pereira), Hoedt, Acerbi; Lulic (55' Patric), Milinkovic-Savic, Leiva (55' Escalante), Luis Alberto (82' Caicedo), Fares; Correa, Immobile (82' Muriqi). A disp: Strakosha, G. Pereira, Parolo, Cataldi, Musacchio, Shehu, Akpa Akpro. All. S. Inzaghi

Arbitro: Davide Massa

Ammonito: Acerbi (L)