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Ai microfoni di Sky Sport 24 HD il Presidente dell’UEFA Michel Platini.

Il calcio italiano in questo momento è malato di un cancro gravissimo, quello delle scommesse: c’è una via d’uscita?
Sono i calciatori che possono salvare il calcio e nessun altro. Sono loro che devono resistere all’appello di banditi che vogliono truccare le partite, solamente loro possono farlo. Loro devono sapere che se si fanno beccare non devono più giocare, questo è importante che lo sappiano. Tutti i giocatori che si sono venduti una partita per me non giocheranno più a pallone. Faranno altre cose, non più calcio. Dunque loro devono difendere queste partite.

Euro 2012. Ci sono state tante polemiche sulla scelta della location. Adesso si può dire che è stata la scelta giusta?
Se è stata la scelta giusta lo vedremo dopo. È stato complicato dall’inizio, questo possiamo dirlo, non bisogna dimenticare che gli Europei non sono solo un fatto di calcio, ma un fatto di paese, di miglioramento della vita della gente. Quando miglioriamo le infrastrutture e le strade, quando cambiano le comunicazioni, in Polonia e Ucraina miglioriamo la vita di questi paesi. Ci chiediamo sempre se era più facile andare in Italia, parecchi mi dicono “può darsi no” (sorride, ndr).

Si aspetta dei boicottaggi per la situazione politica in Ucraina?
Avremo più posti in tribuna. Già tanti dicono che non verranno, ma non sono stati invitati, dunque non è un problema.

Nel frattempo è cambiata la situazione della Timoshenko.
È colpa mia, che facciamo?

The show must go on?
Non dico “the show must go on”, c’è gente che ha lavorato molto per quattro anni. È un problema degli ucraini, io non faccio politica.

Avrebbe mai pensato che il suo amico Cesare Prandelli sarebbe diventato un grandissimo allenatore?
È difficile dire quando vedi gente a venticinque anni quello che faranno a quarant’anni. Ma non mi stupisce che Cesare sia diventato un allenatore e anche un buon allenatore.

Lui cosa aveva di speciale, aveva qualcosa di diverso dagli altri?
Era già abituato alla panchina quando giocava alla Juventus (sorride, ndr)