Il mondiale più maledetto della storia. Mancano tre anni alla disputa di Qatar 2022, ma è successo già abbastanza per indurre a esprimere questo giudizio. La messa in stato di fermo di Michel Platini è soltanto l'ultimo passaggio di una catena di eventi che fanno della Coppa del Mondo nell'emirato un disastro su tutta la linea: politico, economico, giudiziario, organizzativo, morale. Sin dal momento dell'assegnazione, avvenuta al termine di un controverso esecutivo Fifa tenuto il 2 dicembre 2010, le anomalie furono evidenti. In quell'occasione venne deciso di assegnare due edizioni della fase finale dei Mondiali in un colpo, entrambe al di sotto di ogni sospetto: Russia 2018 e, appunto, Qatar 2022.

Immediatamente si diffusero i sospetti di corruzione intorno a un  voto che aveva lasciato troppe perplessità. La principale fra le quali riguardava la scelta dell'emirato, che per questioni organizzative e logistiche era controindicata. L'idea di tenere in Qatar il mondiale durante quella che si è affermata come la stagione canonica (l'estate europea) è cosa improponibile, causa temperature impossibili per l'impegno agonistico. E ciò sarebbe stata una precondizione per la non assegnazione della manifestazione all'emirato. Ma non potevano certo essere le stagioni astronomiche e le condizioni climatiche a frenare il potere del denaro. E dunque, una volta assegnata al Qatar l'edizione 2022, ecco che si pone la necessità della scelta rivoluzionaria: il primo mondiale che si svolgerà durante l'inverno europeo.

E tuttavia, l'anomalia stagionale è davvero l'elemento meno rilevante della questione. Ben altre sono le questioni che hanno macchiato il Dossier Qatar.

IL CASO BIN HAMMAN – La sua figura è stata quasi dimenticata, eppure il vero architetto della candidatura qatariota a ospitare la fase finale dell'edizione 2022 è stato un signore chiamato Mohammed bin Hamman. Che è stato presidente della federcalcio qatariota e poi dell'Asian Football Confederation. In conseguenza di questo ruolo è anche membro dell'esecutivo Fifa che a dicembre 2010 vota l'assegnazione del mondiale all'emirato. Una straordinaria vittoria personale, per un dirigente sportivo che ha anche saputo guadagnarsi ampi gradi d'autonomia nel sistema sportivo dell'emirato. Ma a quel punto, giunto all'apice del potere, l'ambizione personale lo spinge a compiere un passo falso: sfidare Joseph Blatter nella corsa alla presidenza della Fifa. Da quel momento viene investito da un'ondata di veleni, legati ai sospetti di corruzione nella promozione della candidatura qatariota. A meno di un anno dall'assegnazione del mondiale, Bin Hammam è espulso dal mondo del calcio con ignominia. Un giudizio del Tas bollerà come illegittima la sua messa al bando da parte della Fifa. Che però, anziché riaccoglierlo nei propri ranghi, gli commina un'altra radiazione per conflitto d'interesse. Il conflitto è legato proprio all'assegnazione del mondiale al Qatar, e che però al momento della votazione nel 2010 non aveva fatto formalizzare nessuno. Al resto provvedono le inchieste giornalistiche degli anni successivi, da cui emergono i dettagli della corruzione.

CANTIERI DELLA SCHIAVITU' – C'è una rete impiantistica da costruire o da rafforzare, e bisogna farlo in fretta. Risultato: le condizioni dei cantieri e il trattamento dei lavoratori si attestano su livelli quasi da schiavismo, con elevatissima mortalità. Amnesty International denuncia la situazione, che è talmente fuori dalle regole da costringere il governo dell'emirato a impegnarsi per migliorare la situazione. Ma a dispetto delle promesse, le condizioni salariali e di sicurezza continuano a rimanere su standard non soddisfacenti.

PSG E FAIR PLAY FINANZIARIO – L'intreccio di potere intorno al rapporto fra il Qatar e il calcio riguarda non soltanto l'assegnazione del mondiale 2022. C'è anche il dossier Paris Saint Germain, che stando alle rivelazioni messe in campo nei mesi scorsi da Football Leaks rientra nel giro grande degli scambi promosso durante la famosa cena all'Eliseo. La squadra di cui è sostenitore l'allora presidente Nicolas Sarkozy, una volta passata sotto il controllo di Qatar Sports Investments, entra immediatamente in rotta di collisione con le regole del Fair Play Finanziario volute proprio da Michel Platini nel suo ruolo di presidente Uefa. La società parigina si pone chiaramente fuori dai parametri. Ma le sanzioni sono blande, e i documenti pubblicati da Football Leaks mostrano quanto l'Uefa di Platini e del segretario generale Gianni Infantino operino per trovare gli escamotage che alleggeriscano la situazione del PSG.

MONDIALE A 48? – Si tratta di un'idea promossa da Gianni Infantino, che troverà applicazione a partire dai Mondiali 2026. Ma per qualche settimana il presidente Fifa accarezza l'idea di anticipare la riforma in coincidenza con Qatar 2022. Ciò che comporterebbe anche una co-organizzazione che coinvolga altri Paesi della regione araba. Opportunamente il progetto, del tutto strampalato, viene rimesso nel cassetto.

LA CORRUZIONE NORMALIZZATA? – Nei mesi scorsi il Qatar è stato scosso da un altro scandalo legato all'assegnazione di una grande manifestazione sportiva: i Mondiali di Atletica Leggera, che si svolgeranno a Doha dal 28 settembre al 6 ottobre 2019. Il sospetto è che le cifre pagate d Oryx Qatar Sports Investments a un'agenzia di marketing controllata dal figlio dell'allora presidente della IAAF, Liamine Diack, siano servite per indirizzare verso l'emirato l'assegnazione della manifestazione. Ovvio che le accuse siano da dimostrare. Ma si diffonde la sensazione che il ripetersi dei casi di corruzione intorno allo sport qatariota generi un senso di normalità. Si rischia d'arrivare al punto in cui la notizia non susciterà più scandalo.

@pippoevai