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Sono un mourinhano convinto perciò, se da una parte sono felice del suo rientro dopo undici mesi di assenza, dall’altra sono preoccupato per come andrà a finire questa sua terza avventura inglese. Primo, perché ha preso un squadra in corsa che si trova al quattordicesimo posto nella classifica della Premier. Secondo, perché fatico a capire cosa possa vincere in questa stagione un vincente come lui, visto che il campionato è perduto, la Coppa di Lega pure, la qualificazione in  Champions non è ancora sicura e la FA Cup è complicatissima.

Dico vincente e ribadisco vincente perché in carriera Mourinho ha conquistato 25 titoli tra cui otto campionati nazionali in quattro Paesi diversi (Portogallo, Inghilterra, Italia e Spagna), due Champions League, una Coppa Uefa e una Europa League. Quest’ultima è uno dei tre trofei lasciati in eredità al Manchester United dove oggettivamente Mourinho non ha fatto bene, ma resta comunque l’allenatore che ha vinto di più dall’addio di Alex Ferguson in avanti.
Cosa potrà fare al Tottenham?

A dispetto dei sedici milioni di euro lordi a stagione che percepirà fino al 2023, credo poco in questa annata, mentre le altre sono tutte da inventare. Eppure si sa che è stato chiamato per questo. Pochettino, un perdente nato che inspiegabilmente è sulla bocca di tutti come avesse realizzato chissà quali prodezze (nessun titolo in carriera), in cinque anni e mezzo ha regalato una finale di Champions League e una finale di Coppa di Lega (ovviamente perse) e il secondo posto del 2017 (quando vinse il Leicester). Nulla per un club che non vince qualcosa dal 2008 e che ha realizzato uno stadio da un miliardo di euro. E’ ovvio che il presidente Daniel Levy voglia una squadra almeno in grado di competere ad altissimi livelli e abbia individuato in Mourinho l’uomo che possa riuscire a mettere le mani almeno su un titolo.

Tuttavia è proprio questo che temo per Mourinho. La squadra è buona, ma è stata costruita da un altro tecnico. I giocatori, nonostante le voci di una spaccatura, sono legati a Pochettino e avranno bisogno di tempo per adattarsi a nuovi metodi di lavoro. Inoltre è lecito chiedersi se in loro sarà più forte la motivazione per intraprendere una risalita in Premier o la frustrazione nel vedere un eventuale traguardo (poniamo la Champions Legue) irrimediabilmente lontano. A mia memoria e, comunque, negli ultimi dieci anni, Mourinho non aveva assunto la guida di una squadra a stagione in corso. Secondo me non era un caso: lui, per le molte pretese che ha e per le aspettative che crea, ha bisogno di pianificare molto se non tutto. E’ vero che nell’estate dell’anno del Triplete - il suo secondo all’Inter - perse Ibrahimovic, ma arrivò Eto’o e, in parte, fu la sua fortuna. Escludendo, quindi, che Mourinho abbia accettato per soldi il Tottenham (dove peraltro aveva giurato che non sarebbe mai andato), sa che con questa chiamata si sta giocando la fetta più grande di credibilità che gli è rimasta?

Purtroppo il confine tra l’appartenere ai migliori o al resto del gruppo è labile. Già da tempo si sentiva dire o si leggeva che Mourinho era finito o che si apprestava a vivere l’ultima spiaggia. Figurarsi quali sarebbero le conclusioni nel caso in cui venisse di nuovo esonerato o, peggio, non vincesse per tre anni.
Nel frattempo al Tottenham dovrà accontentarsi di qualche piazzamento: migliorare il quattordicesimo posto attuale, superare il girone di Champions League e, magari, arrivare ai quarti di finale, fare una buona FA Cup. Piccolo cabotaggio, non una vita da Mourinho.