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Porto-Arouca, la partita più pazza del mondo: i tuffi di Taremi, il Cristo risorto, 19 minuti di recupero e il VAR al telefono

Porto-Arouca, la partita più pazza del mondo: i tuffi di Taremi, il Cristo risorto, 19 minuti di recupero e il VAR al telefono

  • Pippo Russo
    Pippo Russo
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Un circo? Di più. Ciò che si è visto ieri sera all'Estadio do Dragão durante la gara fra Porto e Arouca, quarta giornata della Primera Liga portoghese, è qualcosa di irripetibile. Il risultato finale è stato 1-1 e messa così sembrerebbe di riferirsi a una partita normale. Che invece di normale ha avuto nulla. Per avere un'idea della follie che ieri sono andate in scena al Dragão basta guardare il minuto in cui il Porto è riuscito a acciuffare il pari: 109'. E non erano in corso tempi supplementari.

Taremi campione di tuffi e Cristo risorto – Molti erano i motivi d'interesse alla vigilia di questa partita. E da parte italiana uno dei principali era vedere come avrebbe reagito l'attaccante iraniano del Porto, Mehdi Taremi, al mancato trasferimento direzione Milan. La risposta è che ha reagito al suo solito modo: cercando ossessivamente il rigore con tuffi artistici. Si tratta di una dote che in Portogallo lo ha reso noto quasi quanto la capacità realizzativa. Questa virtù è stata esibita due volte nel bollente finale di partita, quando con gli ospiti in vantaggio 1-0 l'iraniano ha cercato due volte il rigore con cadute esagerate. Il primo, concesso dall'arbitro e poi annullato dal VAR, è all'origine dell'omerico recupero concesso. Il secondo, generosamente assegnato anche quello e confermato dal VAR per sfinimento, è stato parato dal portiere uruguayano dell'Arouca, De Arruabarrena, che ha mandato in corner la scadente esecuzione di Galeno. Per il resto la prova di Taremi non è stata di quelle che possano suscitare rimpianti nel popolo rossonero. Si vedrà dopo la ripresa dei tornei nazionali se l'iraniano si sarà ripreso al meglio. Per il momento continua a funzionare come tuffatore. Sicché è andata a finire che, nella giornata in cui ci si aspettava notizie da Taremi, abbiamo riscoperto un ex attaccante dell'Udinese che in Friuli ha avuto un'esperienza irrilevante: Cristo González. L'attaccante spagnolo è giunto quest'estate all'Arouca dopo avere esaurito il contratto con la società friulana, in coda a una sequela di prestiti che lo aveva visto impegnato in Spagna (Huesca, Mirandés, Valladolid, Sporting Gijón). La sua stagione nella Liga portoghese è iniziata molto bene: 3 gol nelle prime 4 gare. E quello di ieri ha mandato nel panico il Dragão. È stato segnato al minuto 84, quando il Porto era in pieno assedio e non si preoccupava più di difendere. In quel momento mancavano 6 minuti alla fine più recupero. Nessuno immaginava che si sarebbe giocato fino al minuto 112. Nell'azione del gol Cristo González è stato bravo e fortunato. Ha fatto carambolare il pallone fra i difendenti del Porto, ha un po' carambolato pure lui che non credeva nemmeno di arrivare fin lì, poi ha scagliato un tiro ben indirizzato sul quale Diogo Costa avrebbe dovuto fare di più. La partita pareva finita lì, e invece stava per iniziarne un'altra.

Il VAR che esaurisce le batterie – Se si facesse una statistica sul numero di partite che le tre grandi del campionato portoghese (Benfica, Porto e Sporting) rimediano al termine di tempi di recupero esagerati, verrebbero fuori cifre sorprendenti. Al Porto è successo nelle ultime due giornate. Nella giornata precedente, a Vila do Conde, la rimonta contro il Rio Ave è stata completata con gol messi a segno al 91' (rigore di Galeno) e al 94' (Marcano). Stavolta il rigore è arrivato al 105' ma Galeno lo ha ciccato, mentre il pari è arrivato al 109'. Ma perché questo recupero monstre? È successo tutto intorno all'89', quando Taremi è cascato in area dell'Arouca come fulminato dopo aver sentito addosso l'ombra del difensore avversario Rafael Fernandes. L'arbitro Miguel Nogueira ha immediatamente indicato il dischetto, e c'è da dire che in diretta era parso proprio rigore. Del resto, il talento di Taremi nello spalmarsi sull'erba ha raggiunto livelli sublimi. Ma con lo scorrere dei replay è stato chiaro che quel rigore fosse una truffa spudorata. Dalla sala VAR il direttore di gara è stato invitato a compiere una on field review. E a quel punto ha preso il via la scena imbarazzante. Il monitor non funzionava. Pare avesse esaurito le batterie. Panico totale, mente sugli spalti e dalla tv si cercava di capire cosa diamine stesse succedendo. Per risolvere la situazione è stato necessario passare all'arbitro un telefono portatile e metterlo in contatto coi colleghi al VAR. La scena è durata oltre 5 minuti e di fatto Nogueira ha accettato un verdetto che invece avrebbe dovuto prendere lui. Risultato: rigore revocato. E maxi-recupero di 17 minuti che strada facendo sono diventati 22. Il resto è storia: un altro rigore provocato da Taremi (a nostro avviso non c'era nemmeno quello) e sbagliato da Galeno, poi il gol al 109' assegnato a Evanilson ma che in realtà è stato un autogol, l'allenatore in seconda del Porto, Vitor Bruno (in panchina in luogo dello squalificato Sergio Conceição), che chiede dell'ulteriore recupero e nel dopo gara i dirigenti del Porto che reclamano la ripetizione della partita per errore tecnico dell'arbitro. Chissà se Porto-Arouca è davvero finita.

@pippoevai

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