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Mattinata di presentazione per l’UnBEATables Cup, torneo di calcio di beneficienza internazionale che vede protagonisti quest’anno Roma, Fiorentina, Real Betis ed Espanyol. A Firenze, sede dell’incontro tra Fiorentina ed Espanyol, hanno parlato alcuni dei protagonisti della manifestazione, dei quali vi riportiamo le dichiarazioni più significative:
 
Nicola Innocentin, vicepresidente UnBEATables: “L’associazione nasce nel 2015, quando il nostro presidente è sopravvissuto ad un arresto cardiaco durante un test per l’idoneità sportiva. Gli è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo. Grazie alla Fiorentina e all’Espanyol per aver accettato il nostro invito. L’idea di questo torneo non nasce dopo ciò che è successo ad Eriksen; in assenza del Covid, questo torneo avrebbe visto la luce l’anno scorso”.
 
Mao Ye Wu, dirigente RCD Espanyol: “Grazie all’organizzazione del torneo, sentiamo molto la responsabilità in questo ambito e siamo molto sensibili, questo è il motivo per cui partecipiamo. A prescindere dal tragico evento che accomuna i due club (le morti di Astori e Jarque, ndr), sottolineo l’importanza di agire in anticipo”.
 
Joe Barone, direttore generale ACF Fiorentina: “Grazie per questa bellissima iniziativa, grazie all’Espanyol per essere qui presente. Davide Astori è sempre presente nella vita quotidiana della Fiorentina e nei nostri pensieri. La prevenzione, la consapevolezza e gli strumenti devono essere messi a disposizione di tutti. Leggiamo molti commenti sulle nuove maglie, le abbiamo scelte perché risultano quelle che la gente ricorda con maggiore affetto. Le manterremo solo per questa stagione e siamo contenti di farle debuttare stasera. Stiamo lavorando per inserire sulle maglie il nostro ricordo per Davide Astori”.
 
Khaled Alarafah, portavoce della MAHD Sports Academy, sponsor dell’evento: “Troppi calciatori sono stati colpiti da problemi cardiaci, nello specifico Daniel e Davide, ma davvero troppi altri. Dobbiamo andare avanti e guardare al futuro, lavorando fianco a fianco per questa causa. Non vogliamo più vedere certe scene, le nuove generazioni hanno bisogno di qualcosa da parte nostra. Quando si parla di calcio, siamo tutti una famiglia. La MAHD nasce un anno fa, con l’intento di permettere agli atleti sauditi di sviluppare il proprio talento offrendo delle strutture, con grande attenzione alla scienza e alla medicina”.