Stasera, diretta tv alle ore 20.35 circa su Rai Uno, inizia il Festival di Sanremo. La sessantottesima edizione della kermesse lasciava presagire un ritorno alla qualità musicale con la scelta di Claudio Baglioni come direttore artistico e presentatore (insieme a Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker).

La carriera e l'esperienza del cantautore romano parlano da sole, con album e singoli che hanno segnato la storia della musica italiana, e dalla sua direzione ci si aspettavano scelte orientate a rivalorizzare il panorama musicale del nostro Paese. Avremmo visto bene decisioni artistiche che scavassero un po' in quel cantautorato indipendente che sta positivamente emergendo negli ultimi anni, sull'onda dei successi di artisti come Brunori Sas, Calcutta o gli Ex Otago (tanto per fare alcuni nomi). 

E invece ci troviamo di fronte, almeno sulla carta, alle solite scelte nazional (im)popolari. La scena pop trita e ritrita, dalla facile rima "cuore-amore", sarà fortemente rappresentata ad esempio da una Noemi alla quinta partecipazione, da Annalisa con un testo "profondissimo e innovativo" sulle storie d'amore che finiscono ("Siamo due radici che si dividono per continuare a crescere" pare essere la frase più profonda del pezzo) e dai The Kolors, che almeno provano a rischiare e incuriosiscono con un pezzo cantato per la prima volta in italiano e ispirato a Frida Kahlo. 

Poi, come sempre, oltre al consueto spacchettamento dei Pooh (quest'anno ci saranno Red Canzian da una parte e Roby Facchinetti insieme a Riccardo Fogli dall'altra), si assisterà alla riesumazione in stile Altered Carbon (la serie Tv Netflix che potrebbe essere una buona alternativa al Festival) dei vari Ron, Luca Barbarossa, Le Vibrazioni e Ornella Vanoni. A questi si aggiungono i soliti "vado a Sanremo perché altrimenti non mi ascolta più nessuno" come Renzo Rubino, Giovanni Caccamo (che venerdì duetterà con Arisa, della quale sinceramente nessuno sentiva la mancanza), ed Ermal Meta, che insieme a Fabrizio Moro si esibirà in un trattato di politica internazionale, dandoci la sua fondamentale opinione sul terrorismo. 

A salvarci dalla classica impasse da narcolessia sul divano, che comunque genera ascolti grazie al meccanismo che impedisce a chi dorme di cambiare canale, ci proveranno Max Gazzè, Nina Zilli, Diodato e Roy Paci, l'ironia di Elio e le Storie Tese e la carica punk revival di Ruggeri e i suoi Decibel. Insomma, rare eccezioni a parte, ci sarà da aspettarsi la consueta noia mortale, che farà quasi rimpiangere gli schemi d'attacco dell'Inter di Spalletti. 

Il rischio è che non ci sveglieremo nemmeno con gli ospiti: a parte Fiorello, che ormai viene usato da tutti per salvare i programmi manco fosse Seedorf con il Deportivo La Coruna, sono previsti, tra gli altri, Max Pezzali, Nek e Renga, i Negramaro, Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Il Volo e Laura Pausini (in dubbio per una laringite). I soliti noti, insomma. Fatta eccezione per Sting, che canterà in italiano e per Mina, che apparirà in ologramma nella serata finale. 

Per non parlare della giuria di "esperti". I grandi conoscitori di musica scelti per valutare i cantanti in gara saranno Milly Carlucci, che nel 1984 ha inciso un disco che probabilmente non ha comprato neanche sua sorella, Gabriele Muccino, che ha diretto per sbaglio cinque videoclip musicali, ma deve promuovere il suo ultimo film quindi va bene così. Nella lista ci sono anche Rocco Papaleo, che nel 1997 ha pubblicato un disco jazz ed è musicista come può considerarsi cuoco chi una volta ha preparato le salamelle alla festa del suo paese, Andrea Scanzi, che ogni tanto butta là qualche opinione musicale (ma non è che se domani io scrivessi un paio di editoriali sul pattinaggio artistico potrei essere chiamato come giudice alla prossima Olimpiade in Corea del Sud) e Serena Autieri, che ha cantato una canzone per la colonna sonora di un cartone animato e fa già ridere così. Niente da dire sul valore dei giurati nel loro campo da gioco, ovviamente, ma la scelta di "esperti" in musica avrebbe potuto ricadere su altri. Si salvano solo il presidente Pino Donaggio, il cantante di "Io che non vivo (senza te)", il compositore Giovanni Allevi e la direttrice d'orchestra Mirca Rosciani. Mogol ha declinato l'invito perché suo figlio Alfredo Rapetti, in arte Cheope, è in gara come co-autore per Giovanni Caccamo: "Ho preferito evitare questo conflitto d'interessi". ​

Ora non rimane, da buoni italiani, che incollarsi alla tv, cercare di non addormentarsi, guardare lo show e continuare a giudicare. Probabilmente, infatti, le scelte che generano polemiche fanno parte della ricetta vincente dell'evento più nazional popolare che esista in Italia: l'importante è che se ne parli. Certo che, a due giorni dallo spettacolare Halftime Show del Superbowl con Justin Timberlake e il suo tributo a Prince (GUARDA IL VIDEO NELLA GALLERY CON I PROTAGONISTI ATTESI SUL PALCO DELL'ARISTON), Sanremo più che un Festival potrebbe sembrare una festa in balera.

Noi di Calciomercato.com preferiamo la musica live a quella in tv: stasera spettacolo assicurato al Teatro dal Verme con Jake Bugg. 
Ieri, sempre a Milano, gli Stereophonics in concerto. La band gallese ha portato in Italia l'ultimo disco Scream Above The Sounds, che suona decisamente meglio live che in studio (Chances Are, che ha fatto da perfetta riempipista, su tutte ma anche i singoli Caught By The Wind e Taken A Tumble). E' però con i pezzi più storici che gli Stereophonics danno il meglio: caricano il pubblico con Superman e una More Life in A Tramp's Vest quasi punk, emozionano con Just Looking e Traffic ed evocano ricordi in pieno revival con i commercialoni Have A Nice Day e Maybe Tomorrow. Un bel concerto in un Fabrique sold out pieno di nostalgici brit rock, che si chiude come sempre con una lunga versione di Dakota, con tanto di karaoke sul maxi schermo. 

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