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"Nel 2006 rifiutammo un’offerta da 250 milioni di euro di Moratti per portare Messi all’Inter". Lo ha dichiarato Joan Laporta, ex presidente del Barcellona, in riferimento al periodo in cui era alla guida del club blaugrana e durante il quale, a suo dire, arrivò quest'offerta da parte dell'Inter di Moratti

Un'offerta mostruosa ovviamente, sia rapportata al mercato odierno che a quello dell'epoca, a maggior ragione se si pensa che fu fatta per quello che, nell'estate del 2006, era un 19enne con all'attivo soltanto 34 presenze e 9 gol con il Barça nelle due stagioni precedenti.

Nella frase di Laporta abbiamo riconosciuto il Moratti che ha fatto innamorare di sé gli interisti e che ha fatto vincere tutto al suo club: un presidente tifoso, disposto a spendere qualsiasi cifra per raggiungere i propri sogni e per veder vincere la sua squadra. Il presidente che legò il suo cuore di amante del calcio a Ronaldo e al suo pupillo Recoba, che si invaghì di Cantona senza riuscire a prenderlo, e che capì che Messi sarebbe stato il giocatore dominante dell'epoca che stava iniziando (cosa che ovviamente capì anche Laporta, che non cedette Messi anche di fronte a quell'incredibile proposta). 
Un presidente così è l'ideale, per il calcio (inteso come passione, la vera essenza di questo sport), e per i tifosi. Tanto, a loro, in realtà, cosa interessa dei bilanci della propria squadra del cuore? Perché se ne preoccupano così tanto? Sono soldi loro?

Altri presidenti, altra epoca. In era Covid, senza pubblico negli stadi, l'Inter attuale è costretta a far di conto, e a provare almeno a vincere le ultime due partite del girone di Champions (a partire da quella di stasera sul campo del Borussia Monchengladbach) per portare a casa, se non altro, i 5 milioni dei premi partita Uefa, al di là di come andrà il discorso qualificazione. Cinque milioni, quello che prima del Covid era l'incasso di un big match al botteghino. 

Poi, quando la pandemia sarà finita, Dio solo sa quanto il calcio avrà bisogno di presidenti alla Moratti: tanto innamorati del pallone e dei grandi calciatori, e poco ragionieri.