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Il Tar del Lazio dà ragione alla Lazio. Si può sintetizzare così la vicenda giurisdizionale che si è accesa intorno alla questione dell'indice di liquidità, e che ha messo in scena l'ennesimo fronte dello scontro fra la Figc e la Lega di Serie A. Anche se in realtà sarebbe più corretto dire che la contrapposizione è fra il presidente federale Gabriele Gravina e il presidente e proprietario della Lazio, Claudio Lotito.

Dalla sezione prima Ter del tribunale amministrativo della capitale, presieduta dal giudice Francesco Arzillo, è giunto un rigetto della richiesta di sospensione che la Figc ha avanzato nei confronti della decisione del Collegio di garanzia del Coni, che anche in quel caso era andata contro gli orientamenti federali. La questione è tecnicamente ingarbugliata, quanto basta per legittimare entrambe le parti a affermare di avere vinto questa partita.

Si è espressa così, nell'immediato, la Figc con un comunicato pubblicato in mattinata attraverso il sito ufficiale, nel quale si è affermato che comunque l'obiettivo è stato raggiunto perché tutti i club di Serie A si sono messi in linea coi parametri dell'indice di liquidità. Quanto alla Lega di Serie A, si era portata avanti col lavoro pubblicando una nota lunedì 20 giugno, dopo che l'ultimo club in ordine di tempo si era messo in regola con l'indice.
Quel club è la Lazio. Nella nota, dettata dal presidente Lorenzo Casini, oltre a affermare che adesso tutte le società della nostra massima serie sono liquide vengono lanciati messaggi puntuti. Si parla di interessi generali e non di qualcuno, e si sottolinea la necessità di procedere con un percorso di riforme che deve essere condiviso e tenere sempre presente il peso specifico della Serie A nel sistema calcistico nazionale. Un avviso felpato nel tono ma determinato nella sostanza: la Lega cerca il consenso ma non ha paura di fare la guerra. Che comunque sarebbe il colpo di grazia per il calcio italiano, scaraventato in una delle sue fasi più difficili. E tenendo conto di ciò, suonano indicative le parole che ci sono state dette da una persona vicina al dossier, di cui per ovvie ragioni manteniamo l'anonimato: «L'altro giorno lo diceva pure Malagò, bisogna che quei due trovino un modo per coesistere altrimenti non se ne viene fuori». E chi siano quei due dovrebbe essere ormai abbastanza chiaro.

@pippoevai