Vittoria anche a Bergamo (3-1), dove la Juve di campionato aveva pareggiato a stento e in Coppa Italia è stata umiliata con un rotondo 3-0, altri due gol di Piatek (sei in cinque gare ufficiali con il rossonero addosso), quarto posto di nuovo intangibile per le inseguitrici. Per trovare un Milan che andasse più forte di questo (quattro punti in più rispetto alla stagione scorsa) bisogna risalire a sette anni anni fa, stagione 2011-2012 con Allegri alla guida dei rossoneri

Certo, proseguendo a questo ritmo e con il terzo posto ormai nel mirino (l’Inter è a meno 1), sarà arduo per Gazidis & C. pensare di cacciare a fine stagione Rino Gattuso, artefice di un autentico miracolo. Non solo il Milan è stabilmente in zona Champions da mesi, ma ha conquistato anche la semifinale di Coppa Italia nella quale, secondo gli allibratori, partirà da favorito. Eccetto Allegri che, però, guida una corazzata costituita da due formazioni titolari, c’è qualcuno che abbia più vento nelle vele ed esprima un gioco più convincente dei rossoneri?

Non mi pare proprio. E questo conferma quanto avevo scritto il 26 gennaio scorso, dopo lo 0-0 casalingo con il Napoli, quando su Calciomercato avevo azzardato il seguente titolo: Piatek più voglia di Cutrone e più gol di Higuain per un Milan da Champions

In casa di un’Atalanta pirotecnica come sempre, la squadra di Gattuso ha faticato, non demeritato. Anzi, una volta patitio lo svantaggio (Freuler su assist di Ilicic, autore di una giocata eccezionale), prima ha colto il pareggio a dieci secondi dall’intervallo (stratosferica girata di Piatek da assist di Rodriguez, due sinistri mirabolanti), e poi è andata a prendersi la partita con le giocate di Calhanoglu. Come molti critici anch’io ho spesso censurato le prestazioni del turco, pervicacemente schierato da Gattuso anche quando forma e ragionevolezza indicavano una scelta diversa. Ma quello che Calhanoglu ha fatto nella ripresa giustifica ampiamente l’insistenza di Gattuso. Non solo perchè il suo gol ha indirizzato la partita, ma anche perchè esso è disceso da una conclusione del tutto personale, lontana dalla manovra e fuori dal contesto. 

E’ accaduto al 55’ quando l’Atalanta, pur smontata dal pari di Piatek, covava ancora desideri di vantaggio. Il destro di Calhanoglu, uno che non aveva ancora segnato, le ha tagliato le gambe. Il tiro, radente l’erba, si è infilato alla sinistra di Berisha e da quel momento non c’è stata più partita. Sia perché l’Atalanta non ha saputo riorganizzarsi immediatamente, sia perché il Milan, ancora una volta, ha colpito con Piatek di testa ad appena sei minuti dall’1-2.

Anche in questa occasione Calhanoglu è stato importante. Se è vero che il tocco di testa di Piatek, in anticipo su Zapata e Berisha, è gladiatorio, non di meno è vero che il turco disegna una parabola a rientrare particolarmente invitante. A Bergamo, prima del Milan, erano passati in pochi (Napoli, Cagliari e Sampdoria), ma nessuno l’aveva fatto con l’autorevolezza e la brillantezza della squadra di Gattuso. Il 4-3-3 è il marchio di fabbrica, gli undici schierati contro l’Atalanta (Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Bakayoko, Paquetà; Suso, Piatek, Calhanoglu) sono ormai titolari quasi inamovibili, la squadra cresce in personalità e consapevolezza. 

Cosa significa? Significa che il modulo connette i giocatori in campo, si gioca ad uno, massimo due tocchi, tutti sanno cosa fare quando hanno palla tra i piedi e nel momento in cui bisogna smarcarsi per farsela dare o per favorire il passaggio ad un compagno. 

Peccato davvero che questo Milan sia uscito dall’Europa League. Ha una condizione fisica invidiabile (contro l’Atalanta non solo ha retto i ritmi, ma ha finito per dettarli), gioca un calcio di iniziativa, non rinuncia mai all’idea di imporre il proprio gioco per raggiungere il massimo risultato. 

Bergamo e l’Atalanta erano un crocevia importante, a maggior ragione perchè i nerazzurri occupano la quinta posizione insieme a Roma e Lazio. Un loro successo avrebbe potuto scalzare il MIlan dalla zona Champions e aprire una crepa nella convinzione degli uomini di Gattuso. Al contrario, nonostante lo svantaggio, il Milan non si è scomposto e ha continuato a giocare. Sfruttare gli ultimi secondi del primo tempo e trovare il pareggio è stato strategico. Ricominciare da squadra matura e sorprendere l’avversario poco dopo l’inizio della ripresa è stato letale.

Ormai non vale più chiedersi come il Milan abbia fatto ad arrivare lassù, ma casomai dove sia lecito aspettarlo. In termini di Champions, terzo o quarto posto pari sono, ma un Milan che sorpassa l’Inter avrebbe qualcosa di prodigioso. E tutto questo senza Higuain, l’uomo che avrebbe dovuto guidare la riscossa. Piatek lo ha cancellato e nessuno lo ricorda più.  

IL TABELLINO

Atalanta-Milan 1-3 (primo tempo 1-1)

Marcatori: 33' p.t. Freuler (A), 46' p.t. Piatek (M), 10' s.t. Calhanoglu (M), 16' s.t. Piatek (M)

Assist: 33' p.t. Ilicic (A), 46' p.t. Rodriguez (M), 16' s.t. Calhanoglu (M)

Atalanta (3-4-1-2): Berisha; Toloi, Djimsiti, Palomino; Hateboer (20' s.t. Gosens), de Roon, Freuler, Castagne; Gomez (14' s.t. Kulusevski); Iličić, Zapata (33' s.t. Barrow). All. Gasperini.
 
Milan (4-3-3): G. Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Bakayoko, Paquetà (42' s.t. Laxalt); Suso (32' s.t. Castillejo), Piatek (23' s.t. Cutrone), Calhanoglu. All. Gattuso.

Arbitro: Pasqua di Tivoli (Vuoto, Costanzo; Maresca)

Ammoniti: 18' p.t. de Roon (A), 27' p.t. Suso (M), 44' s.t. Rodriguez (M)