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  • Real Madrid-Atalanta, l'attesa elettrica dell'impresa tra Bergamo e Valdebebas

    Real Madrid-Atalanta, l'attesa elettrica dell'impresa tra Bergamo e Valdebebas

    • Marina Belotti, inviata a Madrid
    La verità è che, questa mattina, almeno un bergamasco su due, la sportività l’aveva buttata nel cestino. Nel bidone a metà strada del tragitto casa-lavoro, il viaggio della vita al tempo della zona rossa. Ma no, oggi Bergamo è circoscritta nel suo spazio nerazzurro, dove la luna bussò alla Puerta del Sol, tra le stelle d’Europa. Rodrygo ci sarà, solo un attacco hacker aveva fatto credere- e sperare- che Karim The Dream Benzema rimanesse vedovo in area piccola. Ma così fa ancora più effetto: la ‘piccola e provinciale’ Atalanta affronterà il Real Madrid dei grandissimi, questa volta in 11 contro 11. Per sognare ribalta e ribaltone a un anno dalla notte valenciana. Ma se succede, attenti agli hacker del Real: sapranno che sotto le Mura ogni password cambierà in 160321. 
     
    QUI BERGAMO- Quando alle 7 del mattino la musichetta Champions aveva avvisato che era giunta l’ora di abbandonare ‘nuvole e lenzuola’- tra due mesi saranno due anni che è impostata su tutti gli smartphone orobici, ve lo garantisco- i bergamaschi hanno tirato un sospiro di sollievo. Erano svegli da ore, a fremere per quei quasi duemila km in rotta aerea che li separavano da Valdebebas. Diciotto ore che avrebbero fatto anche in macchina di filato, pur di stare vicini alla squadra nella serata più storica di tutte. La rabbia di non poter volare in Spagna, ancora a distanza di un anno, è tanta ma si trasforma in carica agonistica: i terrazzi si colorano di bandiere nerazzurre, c’è chi fa il toto formazione in pausa pranzo e spera nel tandem colombiano (“Perché almeno uno tra Zapata e Muriel un gol lo segna!”), chi chiede il permesso di uscire prima dal lavoro per mangiare alle 19 e non avere problemi di stomaco al fischio di Makkelie e, soprattutto, per allestire al meglio la sua personale gradinata: 12 mesi di abbonamento a un salotto che è diventato culla di successi, esultanze e disperazioni. Con qualche cuscino in meno, che non è sopravvissuto alla notte di Lisbona. Chissà stasera.
     
    QUI MADRID- Nella capitale spagnola c’è un sole che spacca le pietre. Fa caldo, e se le merengues all’ultima rifinitura percepiranno 19°, la banda di Gasperini almeno un paio in più. La 'maglia sudata sempre’ non sarà solo una frase nel colletto dei titolari, anche se la sera c’è un’escursione termica che non fa invidia al favonio lombardo. Qualche bergamasco però c’è, qui a Madrid per amore e lavoro, e ha già paparazzato il pullman della Dea sotto il famoso hotel ‘Eurostars Tower’, omaggiando anche la casa del Real della bandiera nerazzurra ‘Grazie Ragazzi’. Nella città blanca il clima è di festa: gli spagnoli sembran quasi troppo sereni e sicuri di non cadere per la terza volta di seguito agli ottavi. Ma dopo qualche ‘hola’ e ‘todo bien’, eccoli avidi a carpire informazioni sul tridente e su quell’ala, Robin Gosens, che termina con la ‘s’ come piace a loro e che vorrebbero al Real insieme a CR7. 
     
    Niente X, entrambe le squadre punteranno alla vittoria, e mai come stasera l’Alfredo Di Stefano ribolle di elettricità e onora il suo nome. Il Saeta Rubiaè, orgoglioso di ospitare nel suo tempio quel calcio totale che tanto amava.
    Ma per passare ai quarti non basterà giocare meglio, e nemmeno lottare o difendersi. Conterà solo attaccare con coraggio, per fare almeno un gol in più dell’avversario. Anche se si chiama Real Madrid.

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