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In sofferenza da centrale, Conte medita di spostarlo a sinistra e a gennaio vuole il brasiliano Rhodolfo.
Chiellini terzino, un'idea part-time.
Il giorno dopo Giorgio Chiellini ha preferito evitare la scena del delitto, per quanto in senso figurato: poca televisione, ancor meno giornali, lasciati volentieri a Claudio, fratello, confidente e procuratore. Di aver fatto partite decisamente migliori, diciamo, lo sapeva bene un minuto dopo essere uscito dal prato di Catania. Del resto, “Chiello” è uno di quelli che mai s'è nascosto: «È stato il mio anno peggiore», ammise la scorsa stagione, iscrivendosi tra i responsabili del fallimento. A volte, però, meglio chiudere il mondo fuori dalle orecchie e rimettersi a lavorare, parola sacra nel breviario di Conte.

Detto che colpe si annidano pure altrove, in difesa, a Chiellini si contesta il reato continuato: domenica a Catania, mercoledì in casa contro il Bologna. Anche se poi, sull'episodio del gol di Bergessio, la giuria s'è divisa. Costacurta e Panucci, due del ramo, a Sky difendevano lo juventino: Barzagli doveva chiamare il taglio della punta, che veniva da dietro. Restano comunque le ingenuità su Delvecchio, cartellino giallo dopo dribbling azzardato, e Suazo, quasi mandato in porta. Un momentaccio, insomma. Sul quale sta riflettendo anche la Juve. Dilemmi si spalancano, perché senza aggiustare la difesa non si andrà da nessuna parte: e il magazzino dei pezzi nuovi riaprirà solo a gennaio.

Nel frattempo lo staff tecnico studierà le possibili soluzioni, non esclusa quella di spostare Giorgio a sinistra, nell'antico mestiere di terzino. Pure con un impiego part-time, aspettando che De Ceglie o Grosso tornino a dare qualche minima garanzia. Sul versante mancino fu già dirottato da Del Neri, in emergenza, e non andò male, anzi: in questa stagione però, almeno finora, nessuno gli ha mai chiesto analoga riconversione. Chiellini ormai preferisce il mestiere di centrale, che gli ha pure consegnato il posto fisso in Nazionale, e senza, chissà come andrebbe. Ma per ragion di stato, il difensore s'è sempre messo a disposizione: farà così anche stavolta. Magari giocare qualche partita defilato a sinistra allenterebbe la pressione. Se per la Juve questo è l'anno del giudizio, per chi, come lui, è qui dalla serie B, lo è anche di più.

Tra imputazioni, richieste di esilio e antichi elogi, al solito, la verità abita nel mezzo. Forse Chiellini non era fenomeno gli anni precedenti, quando pure cancellò Ibra più di una volta, ma neppure inetto oggi: altrimenti, da Ranieri a Prandelli, tutta gente che l'ha fatto e lo fa giocare, saremmo davanti a una massa di incompetenti. Piuttosto, lui stesso e la Juve, dovrebbero riflettere anche sull'evoluzione del gioco bianconero sotto il governo di Conte: dove cioè si richiede meno guerra di trincea e più confezione di azioni. Detto brutalmente, meno impeto fisico e più delicatezza di piedi: un po' l'identikit di Leo Bonucci, un altro messo sul rogo troppo in fretta da tifosi e società, che potrebbe trovare spazio con il decentramento di Chiellini. Opzione non irreale, soprattutto se Andrea Barzagli non dovesse recuperare dalla forte contusione alla caviglia destra: anche se ieri andava già meglio. In ogni caso, qualche dubbio sul reparto c'è, se allo shopping invernale Beppe Marotta e Fabio Paratici cercheranno di prendere Luiz Rhodolfo, 25 anni, centrale brasiliano del San Paolo: già convinto da tempo il giocatore, resta da annodare il complicato accordo con il club sudamericano.

Come in tutti i processi, parola alla difesa: «Le critiche fanno parte del gioco - dice Davide Lippi, agente di Chiellini - ma mi sembrano eccessive. Gli sono state attribuite più colpe di quelle reali: come sempre si sta cercando un capro espiatorio».