9
E’ miracolosamente sfuggito alla vivisezione mediatica e così, pur avendolo sotto gli occhi, ci è apparso una sorpresa. Come Zico o Maradona, che, in altra epoca, senza televisione totale, filmati, siti web, credevamo di aver scoperto noi. 

Sì, Frank Ribery ci fa tornare indietro nel tempo, quando il calcio era illuminato da stupori a ripetizione, quando da noi arrivavano campioni in erba o affermati, ma ogni volta sembrava di trovarci davanti a una rivelazione.

Complice quel tanto di sufficienza, forse dovuto ai suoi 36 anni o a quello scetticismo verso coloro che non sono né Messi, né Cristiano Ronaldo, Ribery è quella sorpresa, capace  di riportarci a un calcio antico e bellissimo. Magari fra un po’, come dicono i cinici, “si rompe”, magari farà un girone di ritorno sottotono, magari i nostri terzini gli prendono le misure (altamente improbabile), ma un miracolo l’ha già fatto.

Quello di beffare una comunicazione capace di documentare, anticipare, rivelare e, alla fine, svuotare la realtà. La realtà, il campo, con lui, si sono presi la loro rivincita.

Questo “vecchio” campione, s’è insinuato tra le maglie pervasive dell’ informazione che lo aveva già relegato in pensione ed è riuscito a tornare giovane. I talent scout hanno così scoperto un talento di 36 anni, a costo zero. Arrivato in punta di piedi,  buono, secondo molti, per il quarto d’ora finale, quando le difese hanno il fiato grosso e la concentrazione comincia a languire.

E, sorprendentemente, è diventato il migliore attaccante di questa parte del campionato. E’ vero che la grande stoffa non si consuma facilmente e che, col tempo, acquista un fascino indelebile, ma è ancor più bello quando quella stoffa ti sembra di vederla per la prima volta. Antica, eppure nuova.