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La fabbrica del sorriso è l'anticamera del successo. La vittoria di Marassi contro la favorita Sampdoria (anche di gioco, non solo per i tre punti in classifica) ha restituito il Toro alla sua storia. Dopo cinque anni di Medio Evo - due salvezze in A in extremis, poi l'amara retrocessione, infine il fallimento di due promozioni mancate - i granata vivono il loro Rinascimento. Ventura è l'allenatore del momento, Ogbonna il difensore centrale più ambito in Italia, Bianchi è di nuovo determinante. In più, sono tornati anche i giovani, da sempre una delle colonne portanti delle imprese del passato: le esplosioni di Stevanovic e Suciu sono la ciliegina su una torta fatta con ingredienti di qualità.

Il gruppo di Ventura ha già stracciato un record, quello dei punti in classifica. Mai nessun Toro nelle undici precedenti esperienze in serie B aveva raccolto 17 punti dopo sette giornate. Ha fatto meglio dello squadrone di Fascetti che nel 1989-90 dominò la categoria dalla prima all'ultima giornata e anche del Torino targato Bearzot e Ferrini, che nel 1959-60 tornò subito in serie A dopo la prima retrocessione granata in assoluto. Non regge neanche il confronto con i suoi predecessori più vicini: meglio di De Biasi e Colantuono, che pure partirono a razzo.

Il confronto con la scorsa stagione è impietoso. Lerda aveva 10 punti, aveva già perduto tre volte e respirava il vento della contestazione. Invece, il cammino di Ventura è immacolato: cinque vittorie, due pareggi e un piccolo rammarico. Non essere ancora riusciti a sconfiggere del tutto la sindrome Olimpico, dove il Toro anche quest'anno fa un po' fatica. Su tre partite ne ha vinta una sola, quasi un mese fa (2-0 contro il Varese, il 4 settembre) e pareggiate due, contro il Cittadella ed il Brescia. In trasferta, invece, è una furia: quattro vittorie su quattro. Come Camolese nel 2000-2001, sempre in serie B, e tornando indietro nel passato il Grande Torino. I vecchi fantasmi sono spariti. In meno di tre mesi.

(Leggo - Edizione Torino)