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  • Ristoranti più aperti, scuole più chiuse: ma l'Italia che paese è?

    Ristoranti più aperti, scuole più chiuse: ma l'Italia che paese è?

    • Mino Fuccillo
      Mino Fuccillo
    Ristoranti più aperti, scuole più chiuse: siamo un paese fatto così.
    Portare dalle 22 alle 23 l'ora di tornare a casa, fondamentalmente per consentire ai ristoranti il secondo turno a cena. Lo chiamiamo pomposamente coprifuoco ma è da settimane che se stai tornando a casa nessuno ti chiede o ti fa nulla se sono le 23 e non le 22. Ma quella per il coprifuoco alle 23 ora e subito e poi cancellato più o meno domani è l'ultima battaglia in ordine di tempo.
    Battaglia per un paese con più ristoranti aperti. E scuole più chiuse. Le due campagne muovono parallele. Con assoluta coerenza sia le Regioni che i sindacati della scuola da un anno esatto sostengono che l'unica scuola sicura è quella chiusa. E agiscono di conseguenza. Aiutati da un paio di non verità di successo.

    Bus e vagoni intasati di studenti, la prima non verità.
    Dati dell'associazione nazionale delle aziende di trasporto: nelle fasce orarie in cui studenti vanno e tornano da scuola questi sono solo il 15 per cento dei passeggeri. Quindi è una non verità che sia l'afflusso da e per le scuole a rendere pieni e non sicuri i mezzi del trasporto pubblico. La soluzione non è quella invocata di moltiplicare i mezzi (il che oltre un certo limite è fisicamente impossibile). La soluzione è sgombrare quelle fasce orarie da altri utenti. Ma questo significa modificare orari e abitudini del commercio e degli uffici. Il che arreca fastidio, crea malumore, fa dissenso. E commercio e uffici sono cittadini che votano. Gli studenti non votano e, ad occhi ciechi che credono aver vista lunga, appaiono gli studenti come categoria che non fa Pil. La gente capirà e forse approverà Regioni e Comuni che per non aver grane preferiscono scuole chiuse a categorie produttive scomodate. La storia e l'economia no, non capiranno.

    Sindacati vogliono scuole aperte. E' la seconda non verità. Sì, certo, l'intera batteria dei sindacati della scuola si proclama per le scuole aperte. Ma quando tutti vaccinati, quando tutti tracciati (tamponi) almeno un paio di volte a settimana, quando impianti di aerazione installati e operanti, quando operative oltre che edificate le 20 mila aula mancanti, quando saranno stati assunti altri insegnanti e impiegati. L'ultima condizione è stata in parte esaudita, solo quella. Quindi il giorno della riapertura in sicurezza delineato dai sindacati per la scuola è il giorno del poi dell'anno del mai.

    Cronaca, pura cronaca.
    Cronaca, solo cronaca di queste ore: il 26 aprile le scuole non riaprono al 100 per cento, la metà e più delle superiori resta in Dad, come da richiesta e pressione di Regioni e sindacati scuola. E in vista del 26 aprile richiesta e pressione da Regioni e soprattutto (ma non solo) Lega per regalare la sera un'ora in più ai ristoranti. Scuole piene non si può, dicono, perché a scuole piene si affollano di studenti bus e metro. Ristoranti aperti più tempo perché la ristorazione è in ginocchio. E della scuola in ginocchio? Ce ne faremo una ragione. L'elettorato probabilmente sarà comprensivo, la storia e l'economia non lo saranno. L'espressione "ci mangiamo il futuro dei figli" non è più una metafora, è un programma d'azione e una pratica sociale in cui una generazione cannibalizza l'altra.

    Grillo papà, il vittimismo prepotente.
    Due parole solo due per il video di Beppe Grillo pro figlio sospetto di pessime azioni. Grillo dice un sacco di cose non vere: non è vero che indagati per stupro se non recidivi debbano stare in galera preventiva prima del rinvio a  giudizio ed eventuale processo, si chiama presunzione di innocenza. Non è vero sia strano o sospetto che la vittima di stupro denunci giorni dopo l'accaduto. Poi Grillo dice anche qualcosa di brutto assai e cioè che sta a lui papà valutare se la femmina ci stava a stare con suo figlio ed amici. Poi dice anche qualcosa di assai volgare, anzi di osceno: quel "quattro ragazzi che si divertivano saltellando in mutande e col pisello". Cioè l'eterno alibi della ragazzata e poi in fondo che male c'è? Ma a Grillo va riconosciuto, e non è un'attenuante, il così fan tutti. Il vittimismo prepotente è ormai da tempo il canone di cittadinanza. Grillo è solo uno dei tanti che si proclamano vittime e nel farlo esercitano la massima prepotenza possibile.

    Quindici anni senza lavoro ma con lo stipendio. La chiave è nelle minacce.
    Come si fa a non fermarsi un minuto a Catanzaro, là dove c'è stato chi è riuscito a farsi assumere 15 anni fa da azienda ospedaliera e da 15 anni mai andato a lavorare neanche un minuto? Quindici anni di tutto stipendio e niente lavoro. La chiave dell'accaduto? Si legge, a volerla leggere, nelle cronache. La chiave sono le minacce. Lui minacciava, fisicamente minacciava chi poteva denunciarlo, minacciava le persone e le rispettive famiglie. E molti hanno preso paura, molta paura. Forse più che assenteismo è 'ndrangheta, versione minore ma Dna inconfondibile.
     

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