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La sensazione che abbiamo tutti quanti al Club è la stessa: non siamo mai stati così forti. Non è questione di superbia o di una esagerata autostima. E’ il campo a dircelo. Pochi mesi fa, nel dicembre dello scorso anno, siamo arrivati in finale del Brasileirao. Per il secondo anno di fila. L’anno prima perdemmo contro il Vasco da Gama. Eravamo sicuri di rifarci. Anche se di fronte avevamo una delle squadre più forti non solo del Brasile, ma di tutto il Sud America: l’Internacional di Porto Alegre. Paulo Cesar Carpeggiani, Paulo Roberto Falcao, Valdomiro, Elias Figueroa, Manga … Giocammo alla pari per tutto l’incontro e di gol avrebbero potuto essercene parecchi in quella partita. Invece ce ne fu uno solo, segnato da quel grande giocatore che è il cileno Figueroa. Il “gol illuminato” lo hanno chiamato. Si, perché nel momento in cui il libero dell’Internacional colpiva il pallone lui, e solo lui, fu illuminato improvvisamente da un raggio di sole. Ci provammo in tutti i modi per rimettere in piedi la partita. Non ci fu nulla da fare. Ma l’Internacional di Porto Alegre è una delle squadre più forti del Sudamerica e avere giocato alla pari con loro ci diede tanta, ma tanta fiducia. Ci siamo qualificati per la Copa Libertadores. E’ il torneo più prestigioso di tutto il Sud America. L’anno prima arrivammo fino alle semifinali, giocate in due gironi da tre squadre ciascuna. Demmo filo da torcere a tutti, Independiente compreso che poi vincerà il torneo. Ma quest’anno abbiamo qualcosa in più. Intanto abbiamo quell’esperienza necessaria ad affrontare partite del genere. E poi in una squadra già forte quest’anno è arrivato Jairzinho, che non è solo una gloria qua in Brasile, ma è ancora un giocatore fantastico che nelle partite importanti riesce sempre a dare il meglio di se. Il nostro ruolino di marcia finora è stato impressionante. Nel girone di qualificazione ci siamo ritrovati proprio l’Internacional. Li abbiamo battuti entrambe le volte così come abbiamo battuto lo Sportivo Luqueño e il Club Olimpia. E adesso, nel girone a tre di semifinale abbiamo vinto le nostre prime due partite, l’ultima proprio ieri sera, in Perù contro l’Alianza Lima. Ci siamo ad un passo. Ad un passo dalla finale di Copa Libertadores, qualcosa che per noi “Raposa” non è mai accaduto in passato. Ieri sera ho segnato io il primo gol. Eravamo già a metà del secondo tempo e ad ogni minuto che passava i nostri avversari stavano prendendo sempre più coraggio. Una volta andati in vantaggio ci siamo rilassati e abbiamo giocato un calcio che non è facile vedere da nessun altra parte. Joáozinho ne ha segnati subito altri due e il nostro leader Jairzinho ha chiuso i giochi con il quarto gol. Tornando in aereo parlavo con il mio amico Joáozinho. Che fenomeno ragazzi ! Ha appena compiuto 22 anni e ha già esordito in Nazionale. “Ma una squadra come la nostra chi ce l’ha in tutto il Sudamerica ?” mi diceva tutto contento durante il viaggio. “Tu, Palhinha e Jairzinho che segnate gol a valanga. Uno esperto come Piazza che tira le fila del gioco a centrocampo. Un portiere forte e affidabile come Raul e poi abbiamo Nelinho … dove lo trovi un altro terzino così ? Credi a me Roberto, quest’anno la Copa Libertadores finisce nella bacheca del nostro Mineiráo !” E allora forza. Ci basta una sola vittoria nelle prossime due partite in casa e sarà finale. Che sia il River Plate di Fillol e Luque o l’Independiente di Bochini e Bertoni poco importa. Questo è il nostro anno. E qui al Cruzeiro Esporte Clube ne siamo convinti tutti.

Quando l’allenatore del Cruzeiro Alfredo “Zezè” Moreira comunica alla squadra che concederà loro due giorni liberi prima di ricominciare gli allenamenti, Roberto Batata prende la decisione di tornare nella sua Tres Coraçóes dove ad attenderlo ci sono la moglie Denize e il piccolo Leonardo, di undici mesi. Da Belo Horizonte sono circa 300 chilometri per raggiungere la città nel sud dello stato di Minas Geiras. Prende la sua Chevrolet Chevette, saluta i compagni dandosi appuntamento per la ripresa degli allenamenti. C’è da conservare il titolo del Campeonato Mineiro e c’è soprattutto da preparare la gara di ritorno con l’Alianza di Lima che potrebbe permettere ai “Celeste” di strappare il biglietto per la finale. Roberto Batata non rivedrà più i suoi compagni di squadra. Un probabile colpo di sonno causato dalla stanchezza della partita e dal viaggio in aereo gli sarà fatale. La sua vettura andrà prima a tamponare un camion che lo precedeva per poi sbandare ed invadere l’altra corsia di marcia andandosi a scontrare con un altro mezzo pesante. La notizia arriva a Belo Horizonte. Nessuno vuole crederci.

Roberto Batata ha solo 26 anni e nonostante la squadra sia ricca di stelle è lui il giocatore più amato dalla “Torcida” della “Raposa”, la volpe, come viene soprannominata la squadra. Non solo per il suo stile di gioco, la sua velocità, il suo dribbling e la sua capacità di trovare la porta da qualsiasi angolazione. Roberto Batata è un ragazzo semplice quanto disponibile e nei suoi 6 anni al club si è fatto amare da tutti. E’ il vice-presidente Carmine Furletti ad informare molti dei suoi compagni di squadra. Uno di questi è Eduardo Amorim, probabilmente il miglior amico di Batata all’interno della squadra. Amorim non vuole crederci. Inizia a piangere disperato e corre in garage a prendere l’auto. “Voglio andare sul luogo dell’incidente. Non ci credo finché non lo vedrò con i miei occhi”. Ci vorranno le maniere forti da parte di Furletti e di qualche compagno di squadra per dissuadere Amorim, chiaramente non in grado di guidare in un momento del genere. In breve la sede del Cruzeiro si riempie di migliaia di tifosi increduli alla notizia. Gli attestati arrivano da tutto il mondo del calcio. Il campionato “Mineiro” si fermerà per due settimane. Due settimane di lutto per la morte di uno dei suoi giocatori più rappresentativi. Quando la squadra torna ad allenarsi l’atmosfera è irreale. Ricorda il portiere Raul Plassman che “avevamo il trofeo più importante di tutti da vincere ma in quei momenti ti accorgi di quanto poco importanti siano queste cose davanti alla morte di un amico e compagno di squadra. Avremmo potuto vincerne 100 di Libertadores che quel dolore non sarebbe mai stato compensato”. Una settimana dopo la morte di Batata il Cruzeiro deve giocare la gara di ritorno contro l’Alianza Lima. Non c’è un solo tifoso della “Raposa” che non ricordi quel giorno e quell’atmosfera irreale. Quando la Banda Militare suona le prime note del "Toque do Silêncio" non c’è uno solo degli oltre 50 mila presenti che non abbia le lacrime agli occhi. Sul prato del Mineiráo c’è una maglia azzurra, quella con il numero 7, quella di Roberto Batata. “Piangevamo tutti, anche noi della squadra” ricorda il capitano Piazza, campione del mondo nel grande Brasile messicano di sei anni prima. “Stavamo raggiungendo tutti i nostri obiettivi e Roberto non era più con noi a condividerli”. La prestazione del Cruzeiro di quel giorno è perfetta per ricordare Roberto Batata nel migliore dei modi. Sarà un trionfale 7 a 1 contro il malcapitato Alianza Lima. Jairzinho segnerà quattro reti e Palhinha le altre 3. I due compagni di reparto di Roberto Batata. Sette gol in tutto. Come il suo numero di maglia. Non c’è nessuno tra i tifosi del Cruzeiro che ritenga che tutto questo sia casuale. Il Cruzeiro vincerà quella Copa Libertadores. La vincerà battendo in finale il poderoso River Plate al termine di tre sfide appassionanti e spettacolari. Sarà un grande trionfo … reso ancora più grande dal fatto di averlo conquistato senza il loro giocatore migliore alla quale tutto il Club dedicherà la vittoria.
ANEDDOTI E CURIOSITA’
C’è una leggenda nata intorno alla vittoria contro l’Alianza nel primo incontro giocato dal Cruzeiro senza Roberto Batata. Quando dopo un’ora di gioco Jairzinho segna il 4 gol dell’incontro mentre i giocatori si stanno abbracciando festanti echeggia una voce “ne faremo 7”. 7, il numero perfetto di reti per onorare Batata. Il punto è che nessuno dei giocatori del Cruzeiro dice di avere detto quella frase … C’è anche il ricordo di Nelinho, il grande terzino brasiliano (quello del gol a Zoff in Argentina due anni dopo). “Non so chi abbia detto quella frase e sinceramente non sono in grado di spiegare cosa sia successo. So solo che all’ultimo minuto di gioco, mentre eravamo già sul 7 a 1, presi palla dalla destra, saltai un avversario, chiesi il triangolo a Jairzinho e mi trovai solo davanti al portiere. Calcia con tutta la mia forza. Sapevo che il pallone sarebbe entrato. Invece il pallone colpì la traversa e tornò in campo, pochi centimetri prima della linea bianca di porta. Era DESTINO che dovessimo segnarne sette quella sera, non uno di più e non uno di meno”.

Il vero nome di Roberto Batata è Roberto Monteiro. Il soprannome “Batata”, che significa “patata”, gli fu affibbiato da un allenatore delle giovanili del Cruzeiro
, Joáo Crispim, e derivava della smodata passione per Roberto nei confronti delle patatine fritte ! Roberto Batata, a 26 anni, era nel pieno della sua maturazione psico-fisica. Aveva esordito l’anno prima nella Nazionale Brasiliana nella Copa America che si era disputata nell’estate del 1975 in Brasile. Batata, con 3 reti in 6 partite, fu una delle rivelazioni della Nazionale Brasiliana che stava cambiando pelle inserendo forze nuove dopo la delusione dei Mondiali di Germania. L’altra nota lieta di quel torneo fu il giovane centrocampista del Flamengo Geraldo Cleovas, detto “Assoviador”. Anche per lui, come leggerete sempre su questo testo, il destino non fu affatto magnanimo. Sono tante le circostanza fortuite del giorno dell’incidente che costò la vita al giovane attaccante. La comitiva del Cruzeiro si era imbarcata a Lima intorno alla mezzanotte, immediatamente dopo il termine della partita. L’aereo atterrò a Rio de Janeiro intorno alle 6 di mattina e giocatori e staff dovettero attendere altre 6 ore in aeroporto prima di imbarcarsi per Belo Horizonte. “Quando sbarcammo a Belo Horizonte eravamo tutti distrutti. Roberto non ci aveva detto della sua intenzione di partire immediatamente per Tres Coraçóes” ricorda il suo compagno di squadra Palhinha. Sull’auto con Roberto Batata avrebbero dovuto esserci altre due persone. La nipotina quattordicenne Kate Cristina (che quel giorno però aveva lezione) e il compagno di squadra Dirceu Lopes che però era andato ad una seduta di fisioterapia. “Quando sono tornata da scuola in casa c’erano i miei cugini. Mi dissero che lo zio Bebeto (così veniva chiamato in famiglia Roberto) aveva avuto un incidente. Quella strada con lui l’avevo fatta decine di volte. Ero ormai la sua compagna di viaggio quando tornavamo a casa” ricorda Kate Cristina, che oggi vive negli Stati Uniti. Un altro che avrebbe dovuto essere su quell’auto era il compagno di squadra Dirceu Lopes. “Vivevamo nello stesso stabile e quando tornai a casa il ragazzo della portineria mi disse che Roberto mi aveva cercato e che stava per partire per tornare a casa dalla famiglia. Anch’io sono di Tres Coraçóes e avevamo fatto quel viaggio insieme infinite volte”. Racconta lo stesso Dirceu Lopes che “mi arrabbiai quando seppi che Roberto era già partito per Tres Coraçóes. In fondo si trattava di aspettarmi al massimo per un ora. Chissà come sarebbe andata se qualcun altro fosse stato con lui in auto. Magari non si sarebbe addormentato o magari non sarei qua neppure io a parlarne”. Un'altra coincidenza particolare dell’incidente fu che il titolare dell’impresa di autotrasporti del camion che si scontrò con l’auto di Roberto Batata era non solo un grande tifoso del Cruzeiro ma conosceva personalmente diversi giocatori della squadra, tra i quali lo stesso Batata. “Quando seppi della notizia alla radio non sapevo che si trattava di uno dei miei camion quello coinvolto nell’incidente. Sapevo che uno dei miei aveva avuto un incidente poco prima ma non potevo collegare la cosa. Mi telefonò qualche ora dopo proprio il mio autista dicendomi che nell’incidente era morto Roberto Batata.”

Oltre alle statistiche che ci dicono di un attaccante capace di segnare 110 reti in 271 partite la storia di Roberto Batata è indissolubilmente legata al Cruzeiro, squadra nella quale arrivò neppure ventenne dall’America Futebol Clube sempre di Belo Horizonte e che nel Cruzeiro avrebbe giocato con ogni probabilità per il resto della sua carriera. Già da un paio d’anni le “grandi” di Rio e di San Paolo si erano interessate al suo cartellino. “Non cominci neppure una trattativa Presidente” diceva ogni volta Roberto allo storico Felicio Brandi, che ricoprì la carica di presidente del Club per oltre vent’anni. “tanto io da qui non mi muovo !”. Oggi il Cruzeiro milita nella serie cadetta del Campionato Brasiliano. E’ retrocesso per la prima volta nella sua storia nel dicembre del 2019. Come ricorda il grande Tostáo, che nel Cruzeiro giocò praticamente tutta la sua carriera, “è in questi momenti difficili che il ricordo va ai tempi più felici. E Roberto Batata sarà sempre nella memoria di chiunque abbia amato il Cruzeiro”.