Qualche anno fa scrissi un pezzo nel quale sostenevo che Francesco Totti non fosse un fuoriclasse. Si trattava di una tesi articolata e - secondo me come secondo altri - per nulla campata per aria. 

Certo, voleva avere una sua forza provocatoria, ma la sostanza non si discostava dalla realtà: Totti aveva vinto troppo poco per essere accostato ai più grandi, era stato protagonista solo a Roma senza misurarsi in club più ambiziosi ed esigenti, in Nazionale non era mai stato decisivo (anzi, al Mondiale del 2006, fu una sorta di palla al piede anche per non aver mai recuperato da un grave infortunio), non si era mai imposto all’attenzione internazionale (a Roberto Baggio, tanto per citare un suo omologo, fu assegnato il Pallone d’Oro), aveva avuto comportamenti censurabili sia sputando al danese Poulsen all’Europeo del 2004, dove sarebbe dovuto essere protagonista, sia scalciando con un intervento killer un giovanissimo Balotelli nella finale di Coppa Italia del 2010.

Questo argomento, che mi costò una sorta di ostracismo collettivo da parte del fegatoso popolo romanista - migliaia di insulti, scomuniche, attestazioni di incompetenza, una serie di minacce tra il goliardico e il pittoresco -, mi è tornato in mente nelle ore immediatamente successive all’impresa della Roma con il Barcellona in Champions League.

E’ davvero un caso che la semifinale con il Liverpool, a 34 anni di distanza dalla finale giocata e persa all’Olimpico, venga raggiunta nell’anno in cui Totti ha smesso di giocare?

Per me no. Anzi, mi domando come mai in venticinque stagioni di attività, con squadre giallorosse più attrezzate e qualificate e sempre con Totti in campo, il massimo siano stati due quarti di finali, esattamente nel 2006-2007 e nel 2007-2008. 

Se Totti era tanto grande da essere la Roma, quand’essa era più forte dell’attuale (e ce ne sono state molte), come mai il percorso europeo dei giallorossi è sempre stato così modesto?

Una risposta - certamente parziale, ma indicativa - viene dai numeri.

​Totti in Europa ha segnato relativamente poco: 38 gol su 103 presenze, 17 su 57 in Champions League o Coppa dei campioni. 

Scendendo nel dettaglio, il massimo raggiunto da Totti in una competizione sono i quattro gol realizzati nel 2006-2007, la stagione in cui fu anche capocannoniere in Italia. 

Tuttavia meglio di lui fece Pruzzo (5 gol) nell’ 83-84, l’anno della grande beffa ai rigori.

E meglio di tutti sta facendo Edin Dzeko in questa edizione: il bosniaco ha già colpito sei volte (mai accaduto a nessun calciatore della Roma) mettendo a referto anche tre assist.

Da ciò, come minimo, si desume che rispetto alla migliore edizione della Champions di Totti, Dzeko lo batte (per ora) con un significativo 6-4.

Eppure Dzeko, non più tardi di qualche mese fa, veniva criticato dalla tifoseria giallorossa, ignara di quanto stesse per accadere, a causa della sua insufficiente media-gol. 

Peccato che anche nella stagione scorsa, quando Dzeko fu capocannoniere al pari di Totti nel 2006-2007, avesse segnato più dell’intoccabile capitano: 39 reti, comprese le coppe, contro le 32 di Totti.
Le verità scomode e implacabili sono due.
La prima. La Roma ha ripetuto un traguardo storico nella prima stagione senza Totti.
La seconda. I gol di Dzeko in Champions sono più numerosi e più incidenti di quelli di Francesco.

Il quale - personalissima percezione - da ex giocatore appena pensionato sta vivendo con imbarazzo e, forse, addirittura con un po’ di disagio l’exploit dei suoi ex compagni.
Senza quella che il macrocosmo giallorosso considerava la sua luce, la Roma può addirittura arrivare alla finale di Kiev, un traguardo senza precedenti e senza previsioni.

Non oso pensare come Totti prenderebbe l’eventuale vittoria della Champions League con lui in tribuna. Sarebbe, oltre che il trionfo di Di Francesco, il riconoscimento postumo alla decisione impopolare di Luciano Spalletti: mettere fuori Totti per permettere alla Roma di volare.