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Trattativa in stand by. Per quanto? Dipende da tanti fattori, in primis la fine della pandemia. Stiamo parlando dell’affare che avrebbe dovuto portare nel mese di marzo Dan Friedkin ad essere il nuovo presidente della Roma. La trattativa ai primi del mese era entrata nella fase conclusiva, mancava solo l’annuncio peraltro già preparato dalle due parti. Poi lo stop improvviso. I disastri causati dall’arrivo del coronavirus in Italia e sulla serie A hanno per forza di cose rimesso tutto in ballo. Forse anche la volontà dello stesso Friedkin di tuffarsi in un mondo calcistico che conoscerà un grosso periodo di crisi. L’appuntamento è rimandato a maggio, forse più in la. Il magnate texano vuole ristabilire i termini e le cifre dell’affare che non potrà essere più di 700 milioni (debiti da coprire compresi). Ma almeno di 100-150 milioni in meno. Quasi certamente la stagione 2020-2021 vedrà ancora Pallotta in sella, o almeno lo sarà la prossima campagna acquisti. Per questo ci si prepara a due orizzonti: uno ancora col bostoniano, uno con Friedkin. 

CON FRIEDKIN - Nel caso in cui l’affare dovesse chiudersi entro l’estate non saranno comunque pochi gli ostacoli per il texano chiamato innanzitutto a coprire il debito di circa 270 milioni e la ormai quasi certa mancata qualificazione in Champions. Poi ci sono i paletti del Fair play finanziario e la mancata deroga dell’Uefa per il primo anno di proprietà visto che l’affare non si è chiuso entro il 31 dicembre. Zero colpi da novanta quindi e conseguente abbassamento degli ingaggi. Almeno per il primo anno che inizia già con l’handicap della crisi post pandemia. Friedkin non si presenterebbe con cessioni illustri (resterebbero i big) e punterebbe per la prima finestra anche a parametri zero d’esperienza. Vedi Bonaventura o Pedro. La dirigenza manterrebbe per il primo anno un assetto base, con parziali cambiamenti (rischia molto Petrachi) e con la creazione del nuovo Cda in cui entrerebbero il figlio Ryan e il suo vice Watts. Non è da escludere un ritorno alla base di Totti e De Rossi anche per ridare slancio al marchio. 
CON PALLOTTA - Il piano B è già in atto, e comporterà un ridimensionamento di costi ambizioni visto il passivo di bilancio. A partire dagli stipendi. Chi non si taglierà l’ingaggio finirà sul mercato.  Le cessioni ci saranno, come ci sono sempre state: da Under a Cristante. Ma calciatori come Pellegrini e Zaniolo dovrebbero restare anche in ottica di future plusvalenze non pienamente maturate anche se il primo rischia molto visto il mancato rinnovo e la mancata eliminazione della clausola.  Si punterà quindi a giocatori giovani, da valorizzare. E al rinnovo di alcuni prestiti (vedi Zappacosta e Mkhitaryan) oltre alla stipula di nuovi. Un colpo in entrata potrebbe essere El Shaarawy disposto a ridursi drasticamente lo stipendio e con la voglia di lasciare la Cina. Per il resto molto dipenderà dai riscatti in entrata: da Schick a Nzonzi passando per Coric. Alcuni potrebbero tornare alla base e restarci. Il management dovrebbe restare invariato con Petrachi ancora direttore sportivo. Al loro posto, almeno per un anno, resterebbero pure Baldissoni, Fienga, Calvo e Zubiria.