Duelli rusticani, di fioretto, a distanza. Roma contro Juve: mondi diversi, e apparentemente inconciliabili, che domani sera entreranno in rotta di collisione nella notte dell’Olimpico. Il copione della sfida sembra scriverlo la storia delle due squadre in questi primi tre mesi di stagione. Equilibrio e intensità, la Juve. Ricerca del bel gioco attraverso la palla attaccata ai tacchetti, i ragazzi di Luis Enrique. Appare di ferro la corazzata bianconera, fragile e ancora senza bussola quella giallorossa.

Da Buffon parte l’azione, dai guantoni di Stekelenburg le trame di un gruppo che poi perde per strada la via della porta avversaria: il cammino di Juve e Roma si separa fin dai primi tocchi al pallone. Là in mezzo, Pirlo crea e amministra, il baby romanista Viviani dovrà superarsi per guadagnare spazio e zolle di campo al cospetto del maestro e miglior interprete del ruolo del campionato e fra i migliori in Europa. Là in mezzo, o quasi, il rumore dei parastinchi segnerà il confine tra De Rossi e il collega Marchisio.

Roma contro Juve mette i brividi per un verdetto che lascerà comunque il segno. C’è un tecnico, l’asturiano Luis Enrique, appeso a un filo, il suo: la svolta all’americana lo sostiene e lo farà fino all’ultimo, da decifrare sarà il pensiero di un allenatore pronto a farsi da parte se capirà che realizzare il progetto alla spagnola in una capitale in fermento resterà utopia. C’è un condottiero, Conte, deciso a dare una nuova scossa - fuori casa - dopo i successi corsari a San Siro con l’Inter e nella Roma laziale. I duelli spaccheranno a metà una notte dove, per la Roma, impensabile sarà mettere in scena il calcio dai mille tocchi davanti agli occhi da tigre dei bianconeri. Buffon contro Stekelenburg, Pirlo contro Viviani e Marchisio contro De Rossi: il risultato passa anche dai loro faccia a faccia.

PORTIERI LEADER
Buffon e Stekelenburg, il destino nelle loro mani

Quando il gioco si mette di traverso, Buffon e Stekelenburg escono dall’ombra. Più reattivo il primo. Più istintivo l’olandese, spesso sono i due numeri uno di Conte e Luis Enrique a far sì che le rispettive difese non vadano fuori strada. Di SuperGigi si conosce ogni angolo, dell’ultimo arrivato nel nostro campionato, Stekelenburg, si conoscono il passato e le prodezze compiute dall’olandese con la maglia della propria nazionale ai Mondiali del 2010, dove gli Orange sono arrivati a un niente dal titolo.
Di Buffon si apprezzano da tempo le qualità e, ora che la schiena è di nuovo a posto, se Bonucci e compagni vanno in apnea ci pensano i guantoni - e le uscite - del portiere bianconero a sventare il pericolo. Di Stekelenburg piace il modo in cui copre i pali, meno i tempi delle prese in quota e, soprattutto, da rivedere come il guardiano dell’area giallorossa si impossessa dei metri davanti alla linea: il fisico imponente gli imporrebbe di spaventare gli avversari al posto di rimanerne impressionato quando si materializzano dalle sue parti.

CONFRONTO GENERAZIONALE
Di fronte al maestro Pirlo spunta il “bambino” Viviani

Il «bambino» davanti al maestro. Federico Viviani, 19 anni, indispensabile per la Primavera giallorossa e adesso per l’Under 20 azzurra, incrocerà la sagoma di Andrea Pirlo. Prodotto della «cantera» di Trigoria, Viviani dovrà scalare una montagna, vincere il pronostico sfavorevole. Luis Enrique lo aveva investito di un ruolo importante già in estate e in occasione delle prime due uscite ufficiali della Roma, il doppio confronto di Europa League contro lo Slovan Bratislava finito male per i capitolini.
Ora il battesimo in campionato davanti al miglior interprete del ruolo: Viviani contro Pirlo, le sorti di Roma e Juve passano anche da qui. Lui, il principe Andrea, tornerà in cabina di regia dopo una breve pausa, la prima, con il Cesena. Davanti, sul fronte opposto, ci sarà, salvo sorprese non difficili con Luis Enrique (15 su 15 finora sono le formazioni diverse della Roma), il «bambino» giallorosso.

GIALLOROSSO IN DIFESA
Riuscirà De Rossi a fermare Marchisio?

Compagni d’avventura in Nazionale, rivali di maglia e campo domani sera all’Olimpico. De Rossi e Marchisio giocheranno allo specchio e poco importa se il romanista verrà spostato da Luis Enrique a difesa dell’area giallorossa. La Roma è in affanno e non solo per i verdetti di stagione: a «ferire» il gruppo capitolino è il pieno in infermeria soprattutto al capitolo difensori. Così, fuori causa Kjaer e Burdisso, acciaccato Cassetti e squalificato Juan, toccherà a De Rossi occupare uno dei due posti da centrale davanti a Stekelenburg. Da sentinella d’area, il prossimo capitano giallorosso avrà l’obbligo di limitare gli assalti dello juventino più in forma e l’incrocio fra i due si annuncia ancor più intrigante.
Riuscirà De Rossi a tamponare gli inserimenti di Marchisio e, allo stesso tempo, a dare il via alle controffensive della Roma? O sarà il bianconero - sei reti in campionato, uno in Coppa Italia - ad avere la meglio bruciando con forza ed intuito il difensore aggiunto di Luis Enrique? Comunque vada, sarà un successo perché oggi De Rossi è insostituibile - 1170 minuti su 1170 il suo bottino - e Marchisio è il re.