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Vox populi, vox dei: 'Più forte di Doni esiste solo Buffon'. Così, tra il 2005 ed il 2008, il portiere brasiliano si guadagna la fiducia di tutti: Spalletti, compagni e tifosi. I suoi prodigi contro Lione e Real Madrid permettono ai giallorossi di arrivare per due volte consecutive ai quarti di finale di Champions League, traguardo massimo ottenuto dopo quella sciagurata notte del 30 maggio 1984. Il brasiliano, però, durante l'annata successiva gioca quasi tutta la stagione con dei guai alla cartilagine del ginocchio. Il rendimento e le sue condizioni fisiche ne risentono: si opererà.

L'anno successivo ecco Ranieri. Si scopre Julio Sergio ed arriva a Trigoria anche Lobont, ma con una lesione pregressa. In porta allora va l'altro brasiliano e le cose sembrano andar bene, finchè un infortunio alla coscia contro il Napoli lo costringerà a rimaner fuori per un mese. Il suo ritorno coincide con la grande rimonta sull'inter e la parata nel derby su Mauri è subito leggenda. Ma i mali non sono finiti. Julio Sergio apre la stagione scorsa con un altro infortunio durante il match contro il Brescia: sta fuori dai campi per un paio di mesi e al suo ritorno le sue prestazioni si rivelano molto deludenti. Cambia di nuovo l'allenatore e la squadra chiede a Montella il reintegro di Doni. Il brasiliano, però, non è più lo stesso e quest'estate la dirigenza decide di cedere entrambi. Rimane soltanto Lobont, torna Curci, arriva Stekelenburg: vice campione del mondo, uno dei portieri migliori in circolazione. Maledizione esorcizzata? Macchè.

L'olandese stecca subito la prima contro lo Slovan Bratislava e nelle successive due gare non compie grandi interventi. Sabato scorso Lucio lo colpisce in testa con i tacchetti: perde i sensi due volte. Trauma cranico diretto e quello cervicale indiretto. Le analisi di domani consentiranno di sapere i tempi di recupero e la necessità o meno per lui di indossare un caschetto protettivo al rientro agonistico. Si parla di un mese di stop. Minimo. In bocca al lupo. Ora tocca a Lobont (o a Curci) non farlo rimpiangere e permettergli di tornare in forze senza accelerare i tempi. Perchè con la testa non si scherza.