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Una grande partita, senza dubbio. Non la madre di tutte le partite però. Al limite la cugina. Non che io voglia, considerata la pochezza del nostro calcio-semolino, sminuire la sfida scintillante tra il Napoli capolista e la Roma. Dico solo che è è troppo presto per tirar fuori l'abito buono del campionato, da una parte e dall'altra. E non solo per motivi di calendario.
 

Lo so, per coloro che si eccitano con le statistiche, il numero dei passaggi riusciti, le percentuali del falli laterali azzeccati, io sembrerò un blasfemo da infilare nel gabbione e appendere sulla torre più alta. E non vi è dubbio: dal punto di vista della calcolatrice la prossima avversaria della Roma, sul cui petto entusiasti pre-carristi professionisti (quelli che salgono sul carro del vincitore prima che il vincitore vinca per davvero) hanno già cucito lo scudetto, è assolutamente formidabile. Sommessamente però, mi permetto di ricordare le avversarie fin qui affrontate e gli esiti: Verona, Atalanta non ancora in fase di decollo (aveva perso in casa con la Roma), Bologna, Benevento, Lazio, Spal, Cagliari. Tre neopromosse, un'Atalanta in letargo, la Lazio e un paio di piccole. Beh, diranno i pre-carristi, ha battuto la Lazio all'Olimpico... Sì, ma come? La Lazio è andata in vantaggio, ha sfiorato il bis con Immobile e solo un miracolo di Reina l'ha impedito, ha dominato il primo tempo, ma al 25' ha perso Bastos e al 46' De Vrij per infortunio e Simone Inzaghi non aveva centrali di ruolo in panchina, al punto che alla fine il centrale l'ha fatto Lucas Leiva che somiglia un po' al voler volare fino a Londra appesi ad un aquilone. Dal ko di De Vrij, il Napoli ha dilagato. Solo da lì, sarà bene ricordarlo.
 

Tutto questo, non per sminuire il Napoli, figuriamoci: una squadra che fin qui le ha vinte tutte e fa dei record va celebrata eccome, senza però perdere il senso della realtà. Identico discorso vale per la Roma: ha messo sotto l'Atalanta a casa sua, ma in quel caso il Papu era ancora in versione dance e molti altri in chiave balneare. Poi, sì, è finita in apnea con l'Inter, ma il proseguio del campionato ha spiegato bene come Spalletti abbia acciuffato quei tre punti.... E, ancora, due neopromosse battute, la pallida Udinese e il colpo di Milano. Come per il Napoli la Lazio, il Milan doveva essere il banco di prova romanista. Lo è stato per maturità e istinto killer al momento giusto della partita (e un po' di sano Esculapio: la deviazione di Romagnoli sul tiro di Dzeko...), ma contro un Milan che tutto era tranne che una delle sei sorelle del campionato. La Roma è indubbiamente cresciuta, il Napoli sfiora la perfezione tattica e stuzzica il confronto tra chi gioca a memoria (Sarri) e chi sa cambiare pelle (DiFra) anche più volte nel corso di una partita. Ecco perchè Roma-Napoli sarà una partita che indicherà il cammino: perchè Sarri e DiFra affronteranno il Grande Banco di Prova. Sì, con la maiuscola, finalmente.