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Nessuna città come Roma è capace di ribaltare verdetti apparentemente già scritti e a far passare i suoi idoli calcistici dalla polvere all'altare e viceversa. Non fa eccezione la squadra di Paulo Fonseca, idolatrato fino a poche settimane fa dalla piazza giallo-rossa prima della crisi di identità e risultati di questo primo scorcio di 2020. E la sua trasposizione in campo è Lorenzo Pellegrini. La numero 10, l'incoronazione di Totti e una trattativa per il rinnovo di contratto assolutamente da definire: tutti discorsi spazzati via dal vento, col "7" giallorosso diventato improvvisamente la causa di tutti i mali.

QUELL'INFORTUNIO... - Inevitabile evidenziare come, insieme al resto della squadra, dopo la roboante vittoria di Firenze dello scorso 20 dicembre, Pellegrini sia andato incontro al momento più complicato della stagione dal punto di vista personale. L'espulsione per doppia ammonizione contro il Sassuolo e il pallone perso da cui nasce l'azione del gol del 2-1 dell'Atalanta nell'ultimo turno di campionato sono gli emblemi di una fase di involuzione dovuta anche ai postumi della micro-frattura del quinto metatarso di 2 mesi fa, un problema simile a quello che ha tenuto il giocatore lontano dai campi da fine settembre a fine novembre. Alle difficoltà di natura fisica si aggiungono quelle legate all'interpretazione di un ruolo estremamente delicato come quello del trequartista, uomo dell'ultimo passaggio ma piuttosto importante anche nella fase di finalizzazione in una squadra che gioca con una sola punta.
IL PARADOSSO - Se Dzeko ha faticato in questa stagione ad essere la principale e quasi esclusiva fonte di gol per la formazione di Fonseca, lo si deve anche ai deludenti numeri dei centrocampisti, autori di 8 gol complessivi in campionato. Uno soltanto quello di Pellegrini, statistica parzialmente compensata dai 9 assist sfornati per i compagni. E così mentre il club giallorosso dà il via alla trattativa per blindare uno dei suoi simboli (cancellando o ritoccando la clausola da 30 milioni di euro), la piazza giallo-rossa si spacca e contesta. Perché Roma non è una città come tutte le altre.