Commenta per primo

Si diceva, in estate, che Francesco Totti non aveva più il fisico (e la testa) per mettersi al cento per cento a disposizione di Zdenek Zeman; che sarebbe stato complicato per lui rimediare e conservare un posto in squadra; che a trentasei anni difficilmente sarebbe stato in grado di battere la concorrenza di compagni più giovani. Chiacchiere, perplessità e anche malignità spazzate via dalla classe di un campione che non finisce mai, e non soltanto di stupire. La realtà indica (ancora) in Totti l'elemento più determinante nel gioco della Roma.

Un male, per alcuni, visto che nella manovra del boemo conta (o dovrebbe contare) il collettivo non i singoli. Un bene, per molti, dato che fin quando il capitano sta così la squadra va che è un piacere. Di certo, Zeman gli ha dato carta bianchissima: teoricamente Totti è l'attaccante di sinistra nel tridente giallorosso; in realtà, lui gioca in ogni angolo del campo, dirigendo le operazioni da regista d'attacco. Zeman, ovviamente, continua a sostenere che il suo è ancora un 4-3-3 purissimo, ma con Totti così fuori dagli schemi è complicato avere sempre ragione. 

Francesco gioca come gli pare, autorizzato a farlo dall'allenatore che mai ingabbierebbe il suo talento. Questo, però, porta la Roma di Zeman a essere poco zemaniana, ma spesso la porta alla vittoria, come accaduto domenica passata a Pescara. E, allora, la discussione torna sempre alla base: è importante che vinca la Roma di Zeman, la Roma di Totti oppure la Roma? Può sembrare una domanda banale e dalla risposta scontata, ma - conoscendo gli umori della città - non lo è affatto.

Le statistiche, tanto care a Zeman, dicono che Totti raramente ha giocato stabilmente nella sua posizione ufficiale, cioè attaccante di sinistra. Sa alla perfezione, il boemo, che Francesco spesso lascia libera quella fascia, va altrove, si accentra, staziona dall'altra parte: ecco perché a sinistra ha piazzato sempre un corridore, Florenzi, per dare equilibrio alla squadra. Ecco perché uno meno bravo in fase di copertura, Pjanic, deve andare a cercar fortuna da altre parti. 

Roma al servizio di Totti, dunque, anche con un integralista in panchina come Zeman? No, l'esatto contrario: Totti al servizio della Roma dell'integralista Zeman. Al punto che, dopo averlo abbandonato per anni per andare a giocare da centravanti, Francesco è tornato a ricoprire il ruolo di trequartista o di regista avanzato. Anche se Zeman continuerà a dire che è la punta di sinistra. Sempre presente, Totti. Tredici volte su tredici, e da titolare. Nessun altro nella rosa di Zeman può vantare un simile ruolino di marcia. Tredici presenze, quattro reti e assist a raffica. 

Intanto, domenica a Siena (problemino muscolare permettendo) darà un nuovo assalto al secondo posto della classifica dei cannonieri all time della Serie A. È a quota 219, Nordhal, attuale secondo alle spalle di Piola, è lontano sei reti: al Franchi ha segnato solo una volta, il 27 novembre 2004 (Siena-Roma 0-4), quando firmò una doppietta. Tanto tempo fa. Troppo tempo fa. Serse Cosmi, che ha la maglietta del capitano nell'armadietto dello spogliatoio, capirà. O se ne farà una ragione.

(Il Messaggero)