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Comunque vada a finire, i cavalieri avranno fatto l'impresa. L'impresa di portare la Roma dalla zona retrocessione all'aria rarefatta che si respira in cima alla classifica. L'impresa di aver regalato a una città e a una tifoseria un sogno lungo tre mesi, che a prescindere dal risveglio sarà bellissimo aver fatto. L'impresa di vincere due derby nella stessa stagione, di dare una lezione di calcio all'Inter in campionato, di cercare negli occhi dell'altro la conferma che sì, è proprio tutto vero. I protagonisti di una stagione per certi versi indimenticabile scenderanno in campo dopodomani per l'ultimo atto. Intorno alle 17 di domenica ne conosceremo l'epilogo. Intanto, come Omero in un celebre passo dell'Iliade, vale la pena passare in rassegna i nostri eroi. Il privilegio della prima citazione va a chi ha difeso la porta della Roma meglio di come chiunque potesse immaginare. Julio Sergio ha messo la firma su parate che valgono un gol. Su tutte, quella che ha neutralizzato il rigore di Floccari nel derby di ritorno. Sempre una stracittadina, ma quella d'andata, ha fatto le fortune di Marco Cassetti, il romano di Brescia che contro la Lazio ha trovato il gol che gli varrà la riconoscenza dei tifosi per molto tempo. E che dire di Juan? Il brasiliano è stato semplicemente perfetto. Accanto a lui, Scarface (al secolo Nicolas Burdisso), che ha lottato con una grinta che ridava animo a tutta la squadra. E poi Philippe Mexes, talmente bello che anche i fili d'erba si girano a guardarlo. Completa il reparto arretrato John Arne Riise, quello dello storico 2-1 a Torino contro la Juve. Uno per cui varrebbe la pena tingersi i capelli di rosso. Il solito David Pizarro, poi, moto tanto perpetuo da risultare quasi scontato. Chissà dove saremmo se non ci fosse stato il Peq. E anche se non ci fosse stato il Simone Perrotta in versione mondiale degli ultimi mesi. Alzi la mano chi il giorno di Roma-Genoa non sarebbe sceso in campo a dargli un bacio. Un abbraccio se lo meriterebbe anche Rodrigo Taddei, magari per sentire quel suo cuore che batte forte quando segna. Monumentale al 'Tardini'. Come non parlare poi di Jeremy Menez, prova vivente che a questo mondo è proprio tutto possibile, anche che un guizzante francesino impari a sradicare palloni dai piedi degli avversari. Difficile anche trovare le parole per dire grazie a Mirko Vucinic (Firenze, Bari, derby...). Finalmente più delizia che croce per il cuore dei romanisti. E cosa sarebbe la Roma senza la sua anima, il suo ordine, il suo senso? Daniele De Rossi è tutto questo e molto altro. È il cielo azzurro che ti fa ghignare quando esci per andare allo stadio. Ah, poi ci sarebbe un certo Francesco Totti. Serve aggiungere altro? (Il Romanista)