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Considerazioni di fine ritiro. Lo scorso 17 luglio Luis Enrique ha paragonato la Roma ad un neonato con il biberon in bocca. A me, piuttosto, dà l'impressione di essere ancora un feto in via di formazione. Ci vuole tempo per imparare i dettami tattici di Luis Enrique: possesso palla, gioco offensivo, tagli in velocità, pressing. Tutto il contrario di Ranieri, il quale si accontentava della grinta fine a se stessa e del solito lancio lungo alla ricerca di Totti o Borriello. Ciò, purtroppo, si è visto anche ad Innsbruck nel corso del triangolare contro Psg e Wacker.

La squadra s'impegna, riesce a tenere ritmo per dieci-quindici minuti, poi si spegne. I reparti, allora, si allungano ed arriva il lancio lungo. L'interprete della mossa è Pizarro. Certo, grazie ad un suo assist a lunga gittata è arrivato il gol di Caprari contro gli austriaci, ma non è questo il gioco di Luis Enrique. Il cileno, nonostante le rassicurazioni a microfoni spenti dello staff tecnico, sembra sempre più un corpo avulso. Il tecnico chiede velocità, lui rallenta. Vuole il possesso palla? Va in profondità. Ma non è soltanto Pizarro il problema della Roma, intendiamoci. 

La difesa non sembra esser migliorata rispetto all'anno scorso. Gli uomini utilizzati fino ad oggi si sono dimostrati incapaci di rimanere alti e prestare attenzione. Antei e Cassetti non formeranno la coppia titolare, potrebbe obiettare qualcuno. Sì, ma intanto Juan e Burdisso sono ai box, Heinze sarà valutato in futuro (considerato il Josè Angel di ieri, potrebbe anche essere utile a sinistra), per il resto le alternative per l'inizio di stagione scarseggiano. Cicinho è di cristallo, Rosi non offre garanzie tecniche, i giovani non sembrano in grado di supportare i grandi. Una lode di merito, tuttavia, va a Valerio Verre, ragazzo classe '94 di grande personalità. Una spanna sopra gli altri.

In attesa di scoprire la seconda parte di campagna acquisti/cessioni e valutare il recupero degli infortunati, la Roma attuale appare pigra nel voler cambiare mentalità, restando ancorata alla minestra di Ranieri. La rivoluzione culturale chiesta da Sabatini, insomma, fatica ad essere inculcata ai ragazzi. Ci vorrà tempo. E soldi. Quelli tanti. Per il momento dotiamoci di un ombrello e tanta pazienza. Il sole all'orizzonte resta ancora invisibile.