Brutti ricordi, sì. Ne evoca il Porto, eccome, protagonista del peggior scivolone dello “Spalletti2” che costò alla Roma il crac nei preliminari di Champions. Fu, quella, una notte maledetta. Uno 0-3 che brucia ancora sulla pelle per il modo in cui si verificò. La Roma aveva dominato ma non vinto all'andata a Oporto. E il ritorno sembrava – anzi era – ampiamente a portata di mano. Non scherziamo. Poi, l'espulsione di De Rossi al 40' che fa crollare il castello e quella di Emerson Palmieri ad inizio ripresa che sancisce il disastro e, poi, l'umiliazione di uno 0-3 in casa. RIECCO I LEADER - Il calcio però, ti concede sempre una seconda occasione. In particolare a Daniele De Rossi. Si è visto con il Milan: con lui è un'altra Roma. Più tosta, organizzata, sicura del fatto suo. Senza dimenticare che la squadra veniva dal Settebrutto di Firenze. E' rientrato lui e l'ha trasformata. Lui che doveva essere soltanto la riserva di Nzonzi, nei piani di chi ha costruito la squadra quest'anno. Poi, sì, a Chievo “Dagnele”, come lo chiamano qui a Roma, non c'era. E la Roma ha vinto in scioltezza. Ma lo ha fatto ritrovando un altro leader che, con il profumo di Champions alle porte, è tornato a dettare legge in area e non solo. Gol, assist, partita giocata alla grande: in due parole Edin Dzeko. Ecco, è sintomatico e lascia ben sperare il fatto che nel momento in cui la Roma si gioca la Grande Speranza in Champions contro avversario forte ma praticabile, siano tornati sul piedistallo i due leader più importanti e rappresentativi. Loro due, lo straordinario El Shaarawy di queste ultime partite, la Z di Zaniolo, rappresentano i quattro punti cardinali per cucire nuovamente una straordinaria avventura nella competizione più bella e difficile del mondo.