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Un urlo: Adriano. Un grido che parte dalle spiagge di Copacabana per arrivare fino a quelle di Ostia. Le stesse in cui ha passato l'adolescenza De Rossi. Ogni tanto ci torna ancora: tra lo Sporting Beach e La Spiaggetta. In quei luoghi Danielino dopo cena amava rimanere con gli amici e ricaricarsi per la stagione successiva. Con la brezza marina che coccola e l'allegria conviviale che contagia. Sarà lì che porterà Adriano quest'estate, per fargli capire che per divertirsi basta poco. Amici, chiacchiere ed all'orizzonte il mare. Che scandisce il tempo dei pensieri. Adriano sarà giallorosso, per riprendere il discorso lasciato all'Inter. Dove per la prima volta fu nominato Imperatore. In una città che non sentiva pienamente sua. Anzi. Per niente. Come un diavolo tentatore lo ha ammaliato e gli ha fatto vedere troppo presto il successo, la fama, i soldi. Ma intanto la nebbia, il grigiore della città lo stavano avvicinando inesorabilmente alle cattive compagnie. La pioggia, oltretutto, a ricordargli la malinconia. La mente che esce dal corpo. Senza poter fare retromarcia. Poi uno spiraglio. La luce. Il Brasile. Ecco dov'era iniziato tutto. In fondo il mare, più vicino la sabbia, il pallone, i gol. Trentacinque, diciannove nell'ultima stagione. Il Flamengo campione. Dieci anni fa l'amichevole giocata con la maglia dell'Inter a Madrid lo rese famoso al mondo. Proprio nello stadio dove De Rossi non entrerà mai con la camiseta blanca. Adriano-De Rossi. L'imperatore ed il figlio della Lupa. Il primo spera di aver ritrovato la strada verso il benessere, la maturità che lo potrà portare verso la vera gloria. Il secondo già sa che non è esiste cosa maggiore di Roma. E della Roma. E' qui la luce. Con il mare a fare da sfondo. Ostia non sarà Copacabana, ma sentite che bel rumore...