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Romamania: De Rossi ha ragione, essere felici sarebbe l’errore più grande. Ma almeno c'è dignità

Romamania: De Rossi ha ragione, essere felici sarebbe l’errore più grande. Ma almeno c'è dignità

  • Alessandro Austini
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I punti sono gli stessi: zero. Ma tra la sconfitta di San Siro di fine ottobre e quella di ieri all’Olimpico ci passa un mondo. C’è modo e modo di perdere, anche contro i più forti. Una questione innanzitutto di dignità: la Roma che ne ha presi quattro in casa dall’indomabile Inter se l’è giocata alla pari dal primo all’ultimo minuto, tradita da solito blackout - ormai una ricorrenza - che stavolta è arrivato in avvio di secondo tempo compromettendo la partita. La squadra che perse di misura a Milano, invece, era il manifesto della rassegnazione, un gruppo convinto dal suo ex allenatore che non si potesse neppure tentare di sovvertire un destino già scritto delle partite contro le grandi.

SINGOLI PROBLEMI E PROBLEMI SINGOLI - De Rossi ha cambiato la testa dei giocatori, adesso deve continuare a lavorare sui difetti. Alcuni sono strutturali e rischiano di rappresentare una zavorra da cui sarà impossibile liberarsi. A cominciare dal rendimento di un portiere, Rui Patricio, che non para più. Dall’errore clamoroso con il Verona alle uscite difettose contro l’Inter, l’impressione è che la Roma sia indifesa tra i pali e Svilar non sembra un’alternativa affidabile. Anche il problema degli esterni resta attuale: Karsdorp ha limiti non superabili e chi potrebbe sostituirlo ne dimostra altrettanti, Angelino - si sapeva - fatica se c’è da difendere, Spinazzola non dà garanzie fisiche. Sulle fasce ci sono tante soluzioni e  nessuna certezza, e così sarà fino al termine della stagione.

Nella sfida di ieri hanno deluso anche le due stelle dell’attacco. Lukaku sembra svuotato da un mese abbondante, il fisico di Dybala è un motore inceppato che non si può riparare. Quando si alza l’intensità, la Joya scompare inesorabilmente e diventa un lusso insostenibile.

De Rossi ha ragione nel dire, citando il maestro Spalletti, che essere felici dopo le sconfitte sia un comportamento da mediocri. Dopo aver ereditato una squadra che ha raccolto 29 punti in 20 partite c’è bisogno di correre forte per arrivare quarti e ogni frenata potrebbe essere fatale.

LEZIONE - Merita un capitolo a parte l’atteggiamento con cui il tecnico ha affrontato la questione del primo gol dell’Inter convalidato dopo la revisione al Var: “Non è mai fuorigioco”. Avete mai sentito un allenatore commentare in questo modo una decisione contraria alla sua squadra? Al di là della valutazione sul singolo episodio, DDR ha centrato il punto, perché a essere contorto è il regolamento e troppe volte gli arbitri perdono di vista il senso del calcio e lo sostituiscono con una realtà falsata che si crea dentro un monitor. 

Il tema resta la coerenza sugli episodi simili che non c’è. L’onestà di De Rossi rappresenta un aiuto agli arbitri e un esempio da valorizzare per tutto il sistema. 

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spiller63
spiller63

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