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Un'altra lezione da Gattuso. Meno umiliante nel risultato rispetto all'andata ma, forse, addirittura peggiore nell'epilogo tattico e certamente imbarazzante nelle spiegazioni del dopo gara di Paulo Fonseca. D'accordo, i buonisti professionisti diranno che in fondo è ancora in corsa per l'Europa League e quanto mi piacerebbe che quella corsa non finisse mai, ovvio. Però, ora parliamo dell'ennesimo crac della Roma in uno scontro diretto e dell'inaccettabile disamina del dopo gara del portoghese. Quella frase «Magari non abbiamo la mentalità per lottare con un certo tipo di squadre», lo inchioda alle sue responsabilità, anche se c'è da fargli i complimenti per l'onestà intellettuale e la sincerità. Da questo punto di vista un vero signore. Però mi chiedo e gli chiedo chi dovrebbe instillare questa mentalità ai calciatori se non l'allenatore? A che serve uno staff tecnico strapagato se non a far crescere la squadra sul piano psicologico e di entalità, ancor prima che tattico.

E poi ci sono le partite e quella sorta di suicidio tattico, con Pellegrini nel centrocampo a due a fare più o meno il Veretout – come gli si può chiedere una roba del genere? - e Cristante centrale contemporaneamente, una mossa che ha trasformato la mediana in un muretto di carta masticato senza pietà dagli incursori di Ringhio. Eppoi, come se non bastasse, due punte dietro a una punta, Pedro confermato nonostante avesse giocato in coppa, due esterni molto offensivi con il risultato di sbilanciare ulteriormente la squadra. No, non ci siamo. E questa sconfitta suona come il de profundis definitivo Fonseca, a meno di ribaltoni clamorosi.
E certo il portoghese non è stato fortunato perchè pochi minuti dopo la sua imbarazzante apparizione su Sky, nel salotto di Caressa c'è stata la bellissima, fragorosa performance di Max Allegri, tecnico corteggiatissimo dalla Roma che ha rimesso lì concetti semplici. Difensori che “godono nel difendere” portieri che devono “giocare con i piedi? Sì ma devono saper parare, perché se non parano prendi gol...” prima di giocare con i piedi, attaccanti “che prima di tutto devono fare gol” e poi l'entrata a piedi uniti con il carico di sarcasmo sul "calcio degli scienziati", su questa moda di dover per forza partire dal basso rischiando di prendere gol e via così. Calcio normale, calcio vincente, non ce lo dimentichiamo, perché poi noi italiani al calcio sappiamo giocare. E ha ragione Max quando dice che in fondo il calcio è uno solo “E' come un abito grigio, non passa mai di moda e più o meno è sempre uguale, poi una volta ci metti il maglione a rombi e un'altra a quadri, ma l'abito sempre grigio resta”. Ecco, sul fatto che qui a Roma il grigio sia tristemente grigio, non abbiamo dubbi, Max.