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Gli ultimi giorni sono quelli più difficili. Davanti a Rosella Sensi il buio, la regina alza le tendine per vedere uno spiraglio di luce: 'No, la mia Roma no...'. Pensiero laconico, profondo. Ma il mondo degli affari non si ferma ai sentimenti: passa, schiaccia, polverizza, non rimane niente. In Italia, neanche il ricordo, sovrastato a sua volta del nuovo presente e dai programmi per il futuro. Il 5 luglio sarà la data della fine del regno di Rosy. Figlio del possibile accordo con Unicredit. 'No, la mia Roma no...'. Ma se la Sensi si opponesse, si andrebbe in tribunale. Risultato: si allungherebbe soltanto l'agonia. Non conviene a nessuno. E' la Roma il prezzo da pagare, purtroppo. Nn c'è altra via. E' come se ad una madre strappassero dalle braccia la propria figlia, perché il garante è convinto che non sia in grado di mantenerla. Straziante. L'orco Unicredit rileverà la Roma e la darà in adozione, a pagamento s'intende.

I 'nuovi genitori' avranno il compito di rendere la principessa ancora più luminosa e splendente. Trattatela bene, perché lei è del popolo, che veglierà attentamente su chi la educherà. La Roma, infatti, è sempre stato l'orgoglio della Capitale, una sorta di emblema rivoluzionario contro i padroni del Nord. Spesso ha dato fastidio, a volte è riuscita a far saltare il tavolo, tre volte ha vinto. In altre occasioni, come recentemente, ha dato del filo da torcere a chi è molto più potente di lei, fino all'ultimo minuto, grazie alla tenacia investita dal calore della propria gente. La Roma deve continuare ad essere questo, magari con maggior decisione. Chi la prenderà tra le braccia, sarà chiamato a quest'onere: non chinarsi, ma combattere. Perché la Roma è una principessa, non un'azienda. I sentimenti, prima degli affari. L'importante è la salute, la ricchezza sta nell'orgoglio che emana.